25 Settembre 2026, venerdì
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Conti pubblici, l’Italia resta sotto osservazione: deficit al 3,1% e debito in crescita nel 2025

Le stime Eurostat confermano il Paese sopra la soglia Ue: sfuma, per ora, l’uscita dalla procedura per disavanzo eccessivo. Solo la Grecia ha un rapporto debito/Pil più alto

L’Italia resta nel perimetro della sorveglianza europea sui conti pubblici. Le nuove stime diffuse da Eurostat indicano per il 2025 un rapporto deficit/Pil al 3,1%, in lieve miglioramento rispetto al 3,4% del 2024, ma ancora oltre la soglia del 3% fissata dalle regole dell’Unione. Un livello che, nei fatti, allontana l’ipotesi di un’uscita a breve dalla procedura per disavanzo eccessivo.

Il dato si inserisce nel quadro delle valutazioni della Commissione europea, attese all’inizio di giugno nell’ambito del Semestre europeo. Non è un caso isolato: sono infatti dieci i Paesi membri che, secondo le proiezioni, rimarranno sopra la soglia critica anche nel 2025. Ma per Roma il margine resta particolarmente stretto, anche alla luce delle regole tecniche: per rientrare formalmente sotto il limite, il deficit dovrebbe scendere almeno al 2,95%.

Se il disavanzo migliora, il fronte del debito continua invece a preoccupare. Eurostat stima per l’Italia un rapporto debito/Pil in aumento al 137,1% nel 2025, rispetto al 134,7% dell’anno precedente. Un livello che conferma il Paese al secondo posto nell’Unione per peso del debito, superato soltanto dalla Grecia, che però mostra una traiettoria opposta: Atene è attesa in calo al 146,1% dal 154,2%.

Dietro l’Italia si colloca la Francia, anch’essa in crescita ma su livelli sensibilmente inferiori, con un debito previsto al 115,6% del Pil. Numeri che delineano una geografia europea ancora segnata da forti squilibri tra le principali economie.

In termini assoluti, il debito italiano raggiunge i 3.096 miliardi di euro, in aumento rispetto ai 2.967 miliardi del 2024. A incidere sull’incremento non è soltanto la dinamica della spesa pubblica, ma anche una componente tecnica: oltre 51 miliardi derivano infatti da aggiustamenti contabili legati all’impatto dei bonus fiscali, in particolare quelli edilizi, che continuano a pesare sui conti.

Restare nella procedura per deficit eccessivo comporta conseguenze non marginali. Da un lato, l’Italia sarà chiamata a rispettare raccomandazioni stringenti sul rientro del disavanzo, con un’attenzione particolare al contenimento della spesa. Dall’altro, il permanere sotto osservazione può limitare l’accesso a una parte delle risorse europee.

Non solo. L’eventuale uscita dalla procedura aprirebbe spazi di manovra importanti, tra cui l’attivazione della clausola che consente di escludere gli investimenti nella difesa dal calcolo della spesa pubblica netta. Per l’Italia, secondo le stime, si tratterebbe di circa 12 miliardi di euro nell’arco dei prossimi tre anni.

La partita, tuttavia, è ancora aperta. La decisione definitiva arriverà con il “Pacchetto di primavera” della Commissione, atteso per il 3 giugno. Fino ad allora, i numeri di Eurostat tracciano una linea chiara: il miglioramento c’è, ma non basta ancora a riportare i conti italiani dentro i parametri europei.

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