24 Ottobre 2026, sabato
HomeItaliaMigranti e protocollo Italia-Albania, la Cassazione solleva dubbi di costituzionalità

Migranti e protocollo Italia-Albania, la Cassazione solleva dubbi di costituzionalità

La Suprema Corte segnala criticità nell’accordo bilaterale, evidenziando possibili violazioni dei diritti fondamentali e discrepanze con il diritto internazionale e dell’Unione europea.

In una dettagliata relazione sull’applicazione del trattenimento dei cittadini stranieri, la Suprema Corte di Cassazione ha messo in luce numerose criticità riguardanti il protocollo Italia-Albania per la gestione dei migranti. L’analisi, condotta dall’ufficio del massimario e del ruolo, evidenzia dubbi di compatibilità sia con la Costituzione italiana, sia con il diritto internazionale e il quadro normativo dell’Unione Europea.

Il documento, riportato da Il Manifesto, sottolinea come la dottrina abbia espresso «numerosi dubbi di compatibilità con la Costituzione e con il diritto internazionale», soffermandosi in particolare sulle implicazioni del protocollo nel contesto europeo.

Possibili violazioni dei diritti fondamentali

La relazione approfondisce come il protocollo non identifichi con chiarezza la categoria dei soggetti interessati, definendoli genericamente “migranti”, situazione che «ingenera una complessiva disparità di trattamento tra gli stranieri da condurre in Italia e i ‘migranti’ da trasferire in Albania». Tra le possibili violazioni emergono diritti costituzionali essenziali come quello alla salute e alla difesa.

Secondo la Cassazione, inoltre, l’accordo rappresenta un potenziale ostacolo al diritto di asilo, a causa della mancanza di una «disciplina analitica degli aspetti procedurali» necessaria a garantire parità di tutela tra migranti presenti sul territorio italiano e quelli trattenuti in Albania, assicurando così «eguali garanzie rispetto ai migranti in territorio italiano».

Trattenimento e libertà personale: criticità evidenti

Un punto particolarmente controverso riguarda la pratica del trattenimento dei migranti. La Suprema Corte rileva che, contrariamente a quanto previsto dalla normativa europea, «il trattenimento non è più previsto come extrema ratio» ma diviene «l’unica alternativa indicata dal legislatore», con una palese violazione delle garanzie a tutela della libertà personale.

Inoltre, il protocollo prevede che, cessati gli effetti del trattenimento, lo straniero non possa essere liberato in Albania, ma debba essere riportato in Italia. Questo comporta, secondo la Corte, un rischio concreto di trattenimento «sine titulo» per diverse ore o addirittura giorni, in attesa dei tempi tecnici del trasferimento.

Sul fronte del diritto di difesa, si evidenzia la mancanza di una regolamentazione legislativa che disciplini le modalità di esercizio di tale diritto per i migranti trattenuti in Albania, lasciando ampi margini di discrezionalità al responsabile italiano del centro.

Diritto alla salute e assistenza sanitaria

Un’ulteriore criticità segnalata riguarda il diritto alla salute, sancito dall’articolo 32 della Costituzione. La relazione mette in guardia dal possibile pregiudizio dovuto al livello di assistenza sanitaria in Albania, giudicato non comparabile a quello italiano. Il protocollo infatti stabilisce che, in caso di necessità sanitarie che le autorità italiane non possano fronteggiare, le autorità albanesi collaborino per garantire «le cure mediche indispensabili e indifferibili», una formulazione che lascia aperti dubbi sull’effettiva tutela garantita.

Verso un nuovo decreto flussi

Mentre la discussione sul protocollo prosegue, si avvicina un importante appuntamento sul fronte delle politiche migratorie. Lunedì potrebbe approdare in Consiglio dei Ministri un nuovo decreto flussi che definisce le quote di ingressi regolari per il triennio 2026-2028. Il provvedimento prevede complessivamente 500mila ingressi, con una media annuale di 164.800 migranti regolari, tra lavoratori stagionali e non, colf e badanti.

Un segnale dell’impegno a gestire in modo regolamentato e strutturato i flussi migratori, nel tentativo di conciliare esigenze di ordine pubblico, diritto e accoglienza.

Sponsorizzato

Ultime Notizie

Commenti recenti