14 Ottobre 2026, mercoledì
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Biancaneve, la Matrigna e la Mela al Petrolio: la politica è una favola amara

Tra i Fratelli Grimm e la realtà politica, una satira di potere, carte costituzionali dimenticate, sovrani che governano per decreto e mele avvelenate che addormentano le coscienze. Nel regno delle ambizioni, mentre Biancaneve sogna di riprendersi il trono, lo specchio continua a sorridere.

A cura di Gilberto Borzini

Chi avrebbe detto che viviamo nel mondo delle favole? Eppure, basta osservare il panorama politico per rendersi conto che siamo immersi nel reticolo fiabesco partorito dai Fratelli Grimm.

Dopo ottanta anni di letargia profonda la bella Biancaneve si stiracchia e scopre di essere nella casa dei 7 nani, ognuno dei quali controlla le tessere di una corrente mineraria e nessuno dei quali avrebbe mai pensato di farsi governare la casa comune ad una arrivata da chissà dove come Biancaneve.

Ma si sa, l’amore è cieco, Biancaneve vuole la famiglia unita, cerca di evitare discussioni e liti, sorride al presente come al futuro, tiene linda la casa e cucina bene. Alla fine ai Nani non resta che cedere, ognuno adeguatamente lusingato nel suo ego da Biancaneve che in fatto di Mezzi Uomini la sa lunga.

Ma ecco che giunge notizia del ritrovamento di un’antica Carta, scritta quasi un secolo prima, che afferma regole tali da consentire a Biancaneve di tornare a disporre del suo trono e di governare amata e adorata dal suo popolo che mai, si dice, l’ha dimenticata.

Così Biancaneve si mette in viaggio verso il castello avito, scortata dal Principe Azzurro e da scarsi reduci della banda del Bosco di Nottingham. Nel castello vive ancora e regna la Matrigna, che a suo tempo, assurta al Potere, non solo nascose la Carta ma ora ne nega persino l’esistenza con tutti quei codicilli e articolati che renderebbero democratico il suo regno e passa il tempo domandando alsuo specchio mazzolaro “specchio, specchio delle mie brame, che articolo cancello di questo cartame?”.

Cammin facendo, lungo il percorso dalla casa nel bosco al castello avito, Biancaneve domanda al Principe Azzurro come fu che nel tempo in cui lui e Robin Hood (ospite speciale nella puntata) sconfissero lo sceriffo (amante della Matrigna), la Carta e le sue regole non vennero applicate, e il Principe Azzurro, estraendo con eleganza un fazzoletto dal taschino, vagheggia circa la difficoltà di trasformare un Regno in democrazia popolare, di preferire la democrazia diretta e dirigibile a quella rappresentativa, che il tempo è tiranno, che l’applicazione sarebbe stata necessaria prima ma che tutti gli avi che l’hanno preceduto erano troppo impegnati in maneggi, familismi, manfrine, agevolazioni, manovrine, saccheggi, corruttele e tesseramenti per prendersi cura e prestare attenzione ad un foglio divenuto nel tempo sempre più indecifrabile.

Intanto Bibì e Bibò, palafrenieri di Biancaneve e del Principe, narrano alla risvegliata che nel Regno le leggi non le promulga più l’assemblea ma direttamente la Sovrana,  e l’assemblea si limita a ratificare i desiderata dei sovrani, a loro volta circondati da figuri la cui cultura e competenza fu rivelata da Omero descrivendo i Proci.

Giunti in vista del Castello Avito Biancaneve ordina ai suoi il riposo, e meditando meditando scorge una capanna da cui esala un lento fumo.

Si avvicina e incontra una vecchia che fu mirabilmente bella, tenuta insieme e rimodellata da pratiche di magia, farcita nelle curve dove è doveroso farcire con siliconi derivati dal petrolio, la pelle tirata, le labbra canottesche.

“Ti conosco!” dice Biancaneve.

“Fui Melania”, rispondela strega

“Che cucini? Ho una fame!!!”

Così Melania, la Strega che ammalia, porge a Biancaneve il frutto del desiderio, la Mela al Petrolio che tutti desiderano, il frutto proibito che contiene un terribile segreto: mordendo la Mela i cattivi diventano potenti mentre i buoni si addormentano immediatamente.

Chi vende le Mele, il Mago Donaldo, marito della Strega Melania e amante della Matrigna di Biancaneve, è il più potente di tutti e può affermare la sua ferocia senza essere infastidito dai buoni, che si sono addormentati mentre gridavano “non è una Mela ma un cavallo di Troia”.

Il Mago Donaldo di Troie ne ha viste tante, di cavalli non si sa, per cui sorride beffardo ben sapendo  che chi tocca le Mele muore, che chi spara mangia le mele e che tutti i tranelli sembrano doni preziosi.

Biancaneve dorme di nuovo.

Il Principe Azzurro si guarda intorno e osserva il Castello in cui vorrebbe tornare.

Bibì e Bibò rubano i cavalli e vanno in cerca di Robin Hood che dovrebbe essere da quelle parti.

Nel Castello Avito la Matrigna interroga lo specchio mazzolaro: “specchio, specchio delle mie brame, chi è la più furba di questo reame?”

E lo specchio, mellifuo, sorride.

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