16 Agosto 2026, domenica
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Delitto di Garlasco, la telefonata tra le zie di Chiara riapre i sospetti: “Se è morta tra le 9:30 e le 10 ci siete dentro voi”

Resa nota un’intercettazione del 2008 tra le sorelle del padre di Chiara Poggi. Intanto la famiglia denuncia: “Falsità sul fratello Marco, intervenga la Procura”.

Una telefonata registrata il 12 febbraio 2008, tra le zie di Chiara Poggi, Carla e Maria Rosa — sorelle del padre della ragazza, Giuseppe — riaccende l’attenzione sul delitto di Garlasco, avvenuto il 13 agosto 2007. La conversazione, resa pubblica dal quotidiano Il Tempo, getta nuova luce sul clima di tensione familiare nei mesi successivi all’omicidio e sulle pressioni delle indagini in corso.

Durante la telefonata, Maria Rosa, madre delle gemelle Paola e Stefania Cappa, racconta alla sorella Carla gli interrogatori subiti dalla procura. La pm Rosa Muscio, titolare dell’inchiesta, stava infatti rivalutando gli alibi della donna e delle sue figlie, all’epoca mai formalmente indagate. “Sono stata là dodici ore, dalle 11:30 del mattino… siamo andate tutte e tre… ognuna quattro ore”, racconta Maria Rosa, specificando di aver fornito scontrini, ricette mediche e ogni dettaglio utile a ricostruire la sua giornata.

Il passaggio più rilevante arriva però quando Carla, con tono allusivo, osserva:
“A loro fa tanto comodo spostare l’orario di quando è morta Chiara! Perché se Chiara è morta alle 9:30-10, ci siete dentro voi altri, ammesso!”
Un’affermazione che fotografa con crudezza il contesto investigativo di quel momento, in cui ogni elemento temporale poteva cambiare il corso delle indagini.

La conversazione si svolge in un tono misto di inquietudine e sfogo: Maria Rosa esprime la sensazione di avere “una spada di Damocle sul collo” a causa delle richieste degli inquirenti e dei sospetti che si stavano diffondendo. “Mi ha chiesto a che ora sono uscita, come ero vestita, se il tutore che portava mia figlia si poteva togliere… ma io non ho niente da nascondere”, afferma.

La posizione della famiglia Poggi

A distanza di 18 anni dall’omicidio, la famiglia di Chiara interviene con fermezza per smentire le ricostruzioni giornalistiche circolate negli ultimi giorni, in particolare quelle secondo cui il fratello Marco Poggi non si sarebbe trovato in Trentino al momento del delitto. “Falsità create da soggetti privi di scrupoli per vendere scoop sulla pelle delle persone coinvolte”, scrivono in una nota congiunta gli avvocati Gian Luigi Tizzoni e Francesco Compagna, legali dei genitori e del fratello di Chiara.

“Dispiace che la Procura di Pavia non sia ancora intervenuta a fronte delle innumerevoli falsità che leggiamo ogni giorno”, si legge ancora nel comunicato, che invita formalmente l’autorità giudiziaria a fare chiarezza per tutelare la memoria della vittima e la dignità della famiglia.

Il caso Garlasco, chiuso processualmente con la condanna definitiva di Alberto Stasi nel 2015, continua dunque a generare nuove tensioni, tra pubblicazioni di intercettazioni, sospetti riemersi e una verità giudiziaria che, per alcuni, non ha ancora dissolto ogni ombra.

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