CASTEL GANDOLFO – È stato arrestato e condotto in carcere un uomo di 34 anni, cittadino egiziano regolarmente residente in Italia, sospettato di essere il responsabile dei gravi attentati incendiari commessi lo scorso febbraio ai danni della Compagnia Carabinieri di Castel Gandolfo e del Commissariato di Polizia di Stato di Albano Laziale. L’arresto è stato eseguito dai Carabinieri del Nucleo Investigativo del Gruppo di Frascati e del ROS di Roma, in collaborazione con gli agenti della DIGOS della Questura capitolina, su ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP del Tribunale di Velletri, su richiesta della locale Procura.
Le accuse a carico dell’indagato sono pesantissime: strage aggravata dalla finalità di eversione dell’ordine democratico, secondo quanto previsto dall’art. 285 del codice penale, reato per cui è prevista la pena dell’ergastolo. La natura degli attacchi e la loro precisa pianificazione hanno fatto ipotizzare un movente di tipo “politico” e un chiaro intento di colpire lo Stato attraverso le sue istituzioni.
Gli attacchi: la ricostruzione
Il primo episodio si è verificato nella notte tra l’8 e il 9 febbraio presso la sede della Compagnia dei Carabinieri di Castel Gandolfo. L’attentatore si è introdotto nel cortile della caserma, approfittando della presenza di un’impalcatura adiacente. Con movimenti rapidi e organizzati, ha posizionato un lembo di tessuto intriso di liquido infiammabile sotto alcune auto di servizio, appiccando un incendio. L’intervento tempestivo dei militari di guardia ha evitato il peggio: le fiamme sono state domate sul nascere, limitando i danni a due veicoli.
Il secondo attentato è avvenuto il 24 febbraio, sempre di notte, presso il Commissariato di Polizia di Albano Laziale. L’uomo, travisato e munito di attrezzatura per superare le recinzioni, si è introdotto nel piazzale interno scavalcando una rete alta oltre cinque metri. Qui ha innescato un incendio devastante, che ha coinvolto ben 17 veicoli di servizio – alcuni dei quali distrutti – e ha causato gravi danni strutturali all’edificio e a un immobile privato adiacente. L’intervento di cinque squadre dei Vigili del Fuoco è stato necessario per contenere le fiamme.
Le indagini: tra immagini, pedinamenti e reperti
Le indagini sono state avviate separatamente dai Carabinieri e dalla DIGOS per i rispettivi episodi, ma sono state presto coordinate congiuntamente, grazie a elementi ricorrenti emersi fin dalle prime ore: stesso modus operandi, bersagli istituzionali, tempistiche ravvicinate e zona geografica comune.
Un ruolo decisivo lo hanno avuto le immagini di videosorveglianza, sia degli edifici colpiti sia dell’area circostante. L’analisi, lunga e meticolosa, ha permesso di risalire ai movimenti dell’attentatore, che in entrambi i casi aveva compiuto sopralluoghi preliminari, verosimilmente per studiare le vie di accesso e fuga.
Durante la ricostruzione del percorso seguito dall’attentatore nel secondo episodio, gli investigatori hanno identificato l’abitazione in cui si era rifugiato. Alcuni condomini, nei giorni precedenti, avevano segnalato un forte odore di benzina nel palazzo. Dettagli determinanti per stringere il cerchio.
Un altro riscontro fondamentale è arrivato da un Carabiniere che, pochi giorni prima dell’attentato a Castel Gandolfo, aveva notato e identificato l’uomo mentre si aggirava con fare sospetto nei pressi della caserma.
Successivamente, il 15 marzo, l’uomo sarebbe stato nuovamente sorpreso mentre effettuava un sopralluogo – stavolta alla Stazione Carabinieri di Albano Laziale – alimentando il timore di un possibile nuovo attacco, sventato grazie all’azione congiunta delle forze dell’ordine.
Prove e perquisizioni
Il RIS dei Carabinieri ha svolto comparazioni biometriche, confermando la compatibilità dell’indagato con l’autore ripreso dalle telecamere. In parallelo, la Polizia Scientifica sta analizzando il contenuto di una bottiglia ritrovata nei pressi del Commissariato e sta cercando eventuali impronte.
Nel corso di una perquisizione, effettuata il 22 maggio, sono stati sequestrati al sospettato un telefono cellulare, alcuni capi d’abbigliamento e uno zaino compatibili con quelli usati durante gli attacchi.
Il movente ipotizzato
Le indagini hanno ipotizzato come possibile movente un sentimento di rancore profondo e personale nei confronti delle forze dell’ordine, maturato nel tempo e sfociato in atti deliberati di violenza contro le istituzioni.
Dopo l’arresto, l’uomo è stato trasferito presso il carcere di Velletri, dove rimane a disposizione dell’Autorità giudiziaria.
Si ricorda che, trattandosi di indagini preliminari, l’indagato deve considerarsi presunto innocente fino a eventuale condanna definitiva.
