A distanza di quasi due decenni dall’omicidio di Chiara Poggi, un nuovo elemento potrebbe contribuire a chiarire uno dei casi giudiziari più controversi della cronaca italiana. Un capello lungo tre centimetri, ritrovato tra i rifiuti della casa di Garlasco, è l’ultimo reperto acquisito nell’ambito dell’incidente probatorio disposto dal gip di Pavia, Daniela Garlaschelli, che ha riaperto l’indagine sul delitto del 2007.
Il capello è stato rinvenuto giovedì scorso nel contenuto del sacco azzurro della spazzatura raccolto all’interno dell’abitazione dei Poggi, esaminato ora da esperti genetisti e forensi. Poco dopo il ritrovamento, un blackout ha temporaneamente interrotto le attività nei laboratori della Questura di Milano, dove si svolgono le analisi.
I consulenti nominati dal giudice – Denise Albani e Domenico Marchigiani – stanno ora procedendo all’esame del reperto al microscopio. L’obiettivo è determinare se sia possibile estrarre Dna nucleare, in modo da ottenere un profilo genetico che possa essere confrontato con quello della vittima e con altri soggetti eventualmente coinvolti.
UNA TRACCIA INATTESA CHE POTREBBE CAMBIARE GLI EQUILIBRI
Secondo quanto riportato in anteprima da la Repubblica, si tratta di un dettaglio potenzialmente rilevante, che si aggiunge agli altri oggetti già al vaglio degli investigatori. Il materiale raccolto è infatti sottoposto a una nuova fase di esami genetici, decisa dopo che la consulenza firmata nel 2023 dai genetisti Carlo Previderé e Pierangela Grignani aveva convinto la Procura di Pavia a riaprire il fascicolo.
Lo stesso Previderé fu incaricato già nel 2008 di analizzare il mazzetto di sette capelli ritrovato nella mano di Chiara Poggi e altri ventinove rinvenuti in una delle pozze di sangue nella casa di via Pascoli. Solo uno di quei capelli conteneva il bulbo, e da esso fu estratto Dna nucleare riconducibile alla vittima. Dai restanti 17, i genetisti riuscirono a ricavare un aplotipo mitocondriale, anch’esso compatibile con il profilo genetico di Chiara.
L’IMPORTANZA DI UNA PROVA GENETICA COMPLETA
La novità rappresentata dal capello trovato tra i rifiuti è nella possibile presenza del bulbo, condizione necessaria per estrarre un Dna nucleare completo. Se così fosse, il reperto potrebbe rivelarsi cruciale per verificare la presenza di soggetti estranei sulla scena del crimine, una delle ipotesi che da tempo alimentano dubbi e dibattiti sul caso.
Il nuovo esame si inserisce nel quadro delle indagini riaperte formalmente nel 2023, dopo che per anni la vicenda era rimasta giudiziariamente chiusa con la condanna definitiva di Alberto Stasi, ex fidanzato della vittima.
La nuova analisi genetica, tuttavia, potrebbe riaprire scenari investigativi fino a oggi non esplorati, offrendo – forse – uno spiraglio di verità in una vicenda che continua a interrogare l’opinione pubblica e la giustizia italiana.
