Cagliari – La scena si ripete, tragicamente identica, ogni estate: la Sardegna brucia. In questi giorni, l’isola è di nuovo sotto assedio. Decine di incendi, spinti dal vento e alimentati da temperature torride, stanno devastando il territorio senza sosta.
Canadair, elicotteri e decine di squadre a terra sono in azione tra le province di Oristano, Nuoro, Sassari e del Sud Sardegna. Da ieri, oltre 40 gli interventi dei vigili del fuoco, con il supporto di forestali e protezione civile. I roghi hanno già distrutto centinaia di ettari di macchia mediterranea, in una stagione che si preannuncia drammatica per il patrimonio ambientale sardo.
Una cicatrice che si ripete
Le immagini che arrivano da diverse zone dell’isola raccontano una terra ferita: alberi carbonizzati, animali in fuga, fumo denso che oscura l’orizzonte. Non è solo natura a soccombere: fattorie evacuate, viabilità interrotta, paura e sgomento tra gli abitanti che si trovano a fronteggiare, ancora una volta, l’incubo delle fiamme.
Il vento di maestrale, in particolare, ha reso quasi impossibile contenere i fronti attivi, spingendo i focolai in aree impervie e isolando alcune zone rurali.
La macchina dei soccorsi
La risposta delle autorità è stata tempestiva. I vigili del fuoco lavorano ininterrottamente con decine di mezzi e squadre a terra, coadiuvati da elicotteri regionali e Canadair della flotta nazionale. Sul campo anche personale dell’Agenzia Forestas e volontari della Protezione civile, impegnati nel monitoraggio e nella bonifica delle aree già percorse dal fuoco.
Il Centro Funzionale Decentrato della Regione ha attivato le procedure di emergenza e le Prefetture stanno coordinando le operazioni di assistenza alle popolazioni coinvolte.
Indagini in corso
Le autorità hanno aperto un fascicolo per accertare le cause degli incendi, che in alcuni casi appaiono di origine dolosa. Le indagini sono affidate al Corpo forestale regionale, che da anni denuncia la ricorrenza sospetta di roghi in aree già colpite in passato.
Le alte temperature, la siccità e il vento restano fattori determinanti, ma la mano dell’uomo – per dolo o per negligenza – è quasi sempre presente.
Un problema strutturale
La Sardegna si conferma tra le regioni italiane più esposte al rischio incendi. La fragilità ambientale dell’isola, unita alla carenza di infrastrutture di prevenzione e alla scarsa manutenzione del territorio, crea ogni anno un mix esplosivo.
Le campagne di sensibilizzazione esistono, ma sembrano non bastare. E mentre si torna a parlare di prevenzione, monitoraggio e piani antincendio, la terra continua a bruciare.
Ogni estate la Sardegna si accende. Ma le fiamme che divorano la macchia mediterranea non sono solo un’emergenza stagionale: sono un campanello d’allarme sistemico, che interroga la politica, la società e il nostro rapporto con l’ambiente.
Nel silenzio incandescente delle colline arse, la lezione resta sempre la stessa. Ma il rischio è che nessuno l’ascolti davvero.
