15 Febbraio 2026, domenica
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Referendum e lavoro, il doppio fronte del cambiamento: Appendino e Mori chiedono più diritti e partecipazione

Dalla delusione per il mancato quorum alla forza della partecipazione femminile: le riflessioni di Chiara Appendino (M5S) e Roberta Mori (PD) rilanciano le battaglie per un lavoro più giusto e una democrazia più inclusiva

ROMA – Il mancato raggiungimento del quorum al recente referendum sul lavoro continua a far discutere. Tra rammarico e consapevolezza, due voci femminili della politica italiana – Chiara Appendino, vicepresidente del Movimento 5 Stelle, e Roberta Mori, portavoce della Conferenza nazionale delle Donne Democratiche – mettono in luce, da prospettive diverse ma complementari, il bisogno urgente di riforme profonde nel mondo del lavoro e nella rappresentanza.

Appendino: “Non confondiamo i numeri, ma non ignoriamo il disagio sociale”

Chiara Appendino, intervenuta alla trasmissione L’Aria che Tira su La7, ha criticato i tentativi di paragonare la scarsa affluenza al referendum con i dati delle elezioni politiche:

“Quel confronto non mi convince. È chiaro che non si è raggiunto il quorum, ma il vero sconfitto è il Paese intero: i problemi del lavoro restano, eccome”.

L’ex sindaca di Torino ha poi sottolineato le criticità ancora irrisolte:

“Abbiamo stipendi tra i più bassi d’Europa, una precarietà diffusa, scarsa sicurezza nei luoghi di lavoro. E i giovani continuano a emigrare per cercare stabilità e retribuzioni dignitose all’estero”.

Appendino ha quindi rinnovato l’impegno del M5S a proseguire la battaglia per un lavoro che non sia solo un mezzo di sussistenza, ma anche uno strumento di libertà e realizzazione personale:

“Lo dobbiamo anche ai 14 milioni di cittadini che sono andati alle urne. Il loro segnale non può essere ignorato”.

Mori: “La partecipazione femminile è il motore della democrazia”

Più che ai numeri, Roberta Mori guarda al significato profondo della partecipazione femminile alla consultazione referendaria. A margine del convegno “Il ruolo delle donne in Poste Italiane”, la dirigente del PD ha parlato di un segnale “incoraggiante” che testimonia una crescente consapevolezza tra le donne italiane:

“Il loro protagonismo è la chiave per trasformare davvero la società. Ogni volta che cambiano le regole con la loro partecipazione, cambiano anche le regole del gioco”.

Ma il percorso verso la parità è tutt’altro che concluso. Mori ha ricordato come, a trent’anni dalla storica Conferenza di Pechino, permangano ostacoli strutturali per le lavoratrici:

“Le politiche di gender equality esistono, ma non bastano. Le donne continuano a essere penalizzate nell’accesso ai ruoli di vertice e nella carriera, anche per il mancato riconoscimento del lavoro di cura”.

Diritti e alleanze per una società equa

La portavoce delle Donne Democratiche ha inoltre rilanciato l’urgenza di rafforzare i presidi di tutela e contrasto alle discriminazioni sul lavoro, a partire dal ruolo delle Consigliere di Parità:

“Occorrono strumenti reali e status adeguato per poter intervenire efficacemente, soprattutto nei casi di molestie e disparità sistemiche”.

In conclusione, Mori ha sottolineato l’importanza di costruire alleanze strategiche tra imprese, istituzioni e sindacati per una conciliazione concreta tra vita e lavoro, che non penalizzi la flessibilità ma valorizzi l’esperienza e l’intelligenza delle donne:

“Non possiamo parlare di progresso se la metà della popolazione resta esclusa dai luoghi del potere decisionale”.

Due prospettive, un’unica direzione: la necessità di trasformare il lavoro in uno spazio di diritti e dignità, e la partecipazione attiva come fondamento della democrazia. In un’Italia ancora alle prese con troppe disuguaglianze, il messaggio di Appendino e Mori è chiaro: il cambiamento non si arresta con un quorum mancato, ma passa dalla volontà politica e dal coraggio di ascoltare.

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