2 Luglio 2026, giovedì
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Firenze, 94enne finisce in cella per bancarotta: giudice gli concede i domiciliari

Dopo giorni in carcere, l’ex imprenditore ottiene il trasferimento a casa grazie a una nuova istanza. Il Garante dei detenuti: “Inumano, Nordio intervenga”

AGGIORNAMENTO

Firenze – Una condanna definitiva per reati fiscali e bancarotta fraudolenta ha portato in carcere, a 94 anni, un ex imprenditore toscano. Un caso che ha suscitato sgomento nell’opinione pubblica e indignazione tra i garanti dei diritti dei detenuti. Dopo alcuni giorni di detenzione nel carcere fiorentino di Sollicciano, l’uomo, in condizioni di salute precarie, ha finalmente ottenuto il trasferimento ai domiciliari. Una svolta resa possibile dal cambio di istituto di custodia e, soprattutto, da un nuovo magistrato di sorveglianza.

La vicenda ha origine da una vecchia condanna legata al fallimento di un’azienda, avvenuto circa 15 anni fa, quando l’imprenditore era già ottantenne. Il processo, avviato con una condanna in primo grado a quattro anni e otto mesi, è arrivato a sentenza definitiva lo scorso anno dopo il passaggio in Corte d’Appello. Nessun ricorso è stato presentato in Cassazione, rendendo quindi esecutiva la pena.

Una nuova istanza, una nuova speranza

Dopo l’ingresso a Sollicciano, l’uomo era stato collocato nell’area clinica del carcere. Tuttavia, a seguito del trasferimento all’istituto a custodia attenuata “Mario Gozzini” – noto anche come “Solliccianino” – è stato possibile presentare una nuova istanza di detenzione domiciliare. A differenza del primo giudice che aveva respinto la richiesta, il nuovo magistrato di sorveglianza ha accolto l’istanza, consentendo il ritorno a casa dell’anziano.

A rappresentare l’ex imprenditore è l’avvocato Luca Bellezza, che ha sottolineato la drammatica situazione fisica del suo assistito: “È un uomo claudicante, cammina con l’aiuto di un bastone e del supporto di un altro detenuto. Nonostante questo, era stato ritenuto compatibile con la detenzione in carcere”.

Un carcere non adatto agli anziani

Le condizioni carcerarie hanno sollevato ulteriori preoccupazioni. Solo domenica scorsa, proprio nell’ala dove era detenuto il 94enne, due reclusi hanno appiccato un incendio nella cella. Un agente di polizia penitenziaria è rimasto intossicato nel tentativo di domare le fiamme. Un contesto tutt’altro che idoneo per chi si trova in una situazione di fragilità estrema.

“Il mio assistito è ancora lucido e determinato, ma ha 94 anni. Quanto potrà resistere in quelle condizioni?”, si è domandato l’avvocato Bellezza. Le prime richieste di detenzione domiciliare, presentate per motivi di salute, erano state respinte nonostante la normativa italiana preveda la possibilità di scontare la pena in casa per gli over 70, salvo particolari rischi di recidiva o pericolosità sociale.

L’intervento del Garante: “Uno scandalo”

Durissimo il commento del Garante regionale dei detenuti, Giuseppe Fanfani: “Non posso giudicare il provvedimento del giudice, ma ritengo inconcepibile che si possa ritenere socialmente pericoloso un uomo di 94 anni. È un fatto incredibile, inumano, indegno di un Paese che si definisce civile”.

Fanfani ha anche rivolto un appello diretto al ministro della Giustizia, Carlo Nordio: “Questo sistema è malato. Dopo tutte le parole spese sul carcere di Sollicciano, è ora che il ministro si attivi concretamente. Non possiamo più tollerare che la giustizia diventi cieca davanti all’età e alla dignità delle persone”.

Una riflessione doverosa

Il caso del 94enne riaccende il dibattito sulla compatibilità tra carcere e anzianità estrema. La legge prevede misure alternative, ma la loro applicazione resta incerta e spesso discrezionale. Intanto, l’ex imprenditore è tornato nella sua abitazione, dove sconterà il resto della pena sotto vigilanza. La speranza, per lui e per molti altri in condizioni simili, è che la giustizia possa finalmente mostrarsi anche umana.

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