3 Agosto 2026, lunedì
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Siria, l’UNHCR chiude decine di centri: “Tagli USA mettono a rischio migliaia di vite”

L’Alto Commissariato ONU per i Rifugiati costretto a ridimensionare drasticamente le attività nel Paese. A giugno chiuderà quasi la metà dei centri operativi.

DAMASCO – In un Paese devastato da oltre un decennio di guerra, dove la sopravvivenza quotidiana è un equilibrio fragile tra povertà estrema e assistenza internazionale, arriva ora un’altra tegola: l’UNHCR, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati, si prepara a chiudere il 42% dei suoi centri operativi in Siria entro la fine di giugno.

La decisione non nasce da strategie interne, ma da una durissima realtà: il drastico taglio dei finanziamenti statunitensi, che rappresentavano circa il 40% del budget complessivo dell’agenzia per le operazioni nel Paese.

Una rete umanitaria allo stremo

Le conseguenze sono già quantificabili: riduzione del 30% del personale, sospensione del 20% dei programmi di microcredito destinati alle piccole imprese locali e incertezza crescente sul futuro dei progetti educativi, in particolare quelli del centro UNHCR di Damasco, che solo lo scorso anno hanno garantito supporto scolastico a oltre mille bambini.

La Siria, dove oltre 15 milioni di persone dipendono in vario modo dagli aiuti umanitari, si trova così a fare i conti con un’ulteriore crisi. In un contesto segnato da un’inflazione alle stelle, infrastrutture al collasso e scarsità cronica di beni essenziali, la riduzione della rete dell’UNHCR potrebbe tradursi in un disastro umanitario di proporzioni ancora più vaste.

Tagli con effetto domino

Gli Stati Uniti, da sempre uno dei principali finanziatori delle operazioni umanitarie in Medio Oriente, hanno recentemente rivisto i propri impegni in ambito multilaterale, concentrando risorse su priorità strategiche e interne. La decisione ha colpito duramente anche altre agenzie ONU, ma in Siria – dove già si lavora in condizioni-limite – l’impatto rischia di essere devastante.

Fonti interne all’UNHCR parlano di una “situazione senza precedenti”: “Dobbiamo decidere chi aiutare e chi no, in base alle risorse residue. È un dilemma che nessun operatore umanitario vorrebbe affrontare,” ha dichiarato un funzionario sotto anonimato.

Educazione e microcredito a rischio

Tra i programmi più colpiti ci sono quelli destinati alle donne e ai giovani: piccoli prestiti per avviare attività artigianali, corsi di formazione, progetti di reintegrazione economica. Anche l’ambito educativo, considerato fondamentale per evitare una “generazione perduta” di bambini siriani, è in grave sofferenza.

Nel centro di Damasco, molti insegnanti sono stati informati della cessazione imminente del progetto. “Abbiamo costruito un luogo di speranza tra le macerie,” racconta una coordinatrice. “Adesso ci chiedono di spegnere la luce e andarcene.”

La comunità internazionale interverrà?

L’UNHCR ha lanciato un appello urgente alla comunità internazionale per compensare i tagli e garantire la continuità dei servizi essenziali. Ma al momento, la risposta resta timida. Mentre le crisi globali si moltiplicano – da Gaza all’Ucraina, fino al Sahel – anche l’attenzione mediatica e politica si frammenta.

“Non possiamo permettere che la Siria venga dimenticata solo perché la guerra non fa più notizia,” ha ammonito un diplomatico europeo. “Ogni centro che chiude è un pezzo di umanità che perdiamo.”

Un segnale preoccupante

La chiusura dei centri UNHCR in Siria è molto più di un fatto amministrativo: è il simbolo di un disimpegno internazionale che rischia di avere costi umani incalcolabili. In un Paese dove la dignità delle persone spesso si regge su un pasto caldo, una scuola aperta o un supporto medico, tagliare l’aiuto equivale ad abbandonare.

E per centinaia di migliaia di siriani, il conto arriverà presto.

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