A cura di Daniele Cappa
ROMA – Una piazza stracolma, colorata dalle bandiere della pace e da quelle palestinesi, ma anche da un gesto simbolico di speranza: una bandiera di Israele e una della Palestina annodate insieme, tenute strette da due manifestanti, accolte dagli applausi. È l’immagine-simbolo della manifestazione nazionale per la pace in Medio Oriente, che ha portato oltre 300 mila persone nel cuore di Roma, da piazza Vittorio a piazza San Giovanni.
Il corteo, promosso da Partito Democratico, Movimento 5 Stelle e Alleanza Verdi e Sinistra, ha sfilato sotto lo striscione unitario “Gaza, stop al massacro. Basta complicità”. Tra cori di “Palestina libera!”, interventi pubblici e canti di protesta, la mobilitazione ha chiesto con forza lo stop alle ostilità nella Striscia e il riconoscimento dello Stato palestinese.
Schlein: “Un’Italia che non resta in silenzio”
In prima fila, insieme ai manifestanti, la segretaria del Pd Elly Schlein, i co-portavoce di AVS Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni, che hanno intonato “Bella ciao” con la folla. «Oggi in piazza c’è l’Italia che non tace, che rifiuta l’indifferenza e chiede di fermare i crimini del governo Netanyahu. È un’Italia che pretende giustizia e riconoscimento per il popolo palestinese», ha dichiarato Schlein ai cronisti.

Conte: “Contro lo sterminio servono azioni, non balbettii”
Arrivato poco prima dell’avvio del corteo, il leader M5S Giuseppe Conte ha parlato di una “piazza dell’umanità” che rompe il silenzio della politica.
«Da venti mesi assistiamo a una mattanza sistematica. I governi, compreso quello italiano, fanno finta di non vedere. La nostra mozione contiene misure concrete: oggi siamo qui per chiedere che si esca dall’indifferenza. Il tempo del silenzio è finito».
Rula Jebreal: “A Gaza è genocidio. Le parole sono resistenza”
Sul palco di piazza San Giovanni, uno dei momenti più toccanti è stato l’intervento della giornalista Rula Jebreal, accolta da un lungo applauso.
«Sono la prima donna palestinese a parlare in una piazza così. Oggi resistiamo anche con le parole. A Gaza non è solo una crisi umanitaria, è un genocidio, e le parole servono a chiamare le cose col loro nome. Finché li definiremo solo crimini di guerra, permetteremo al massacro di continuare».
Cecilia Strada: “Questa piazza era necessaria, anche se in ritardo”
Tra i presenti anche Cecilia Strada, europarlamentare Pd e figlia di Gino Strada, fondatore di Emergency.
«Questo corteo andava fatto prima, ma è fondamentale esserci. La politica europea e italiana su Gaza è paralizzata dalla mancanza di volontà, serve un cambio di passo per fermare le armi, non alimentarle».
Una mobilitazione senza precedenti
I numeri parlano da soli: oltre 300.000 partecipanti, secondo gli organizzatori. In corteo attivisti, famiglie, studenti, associazioni e delegazioni da tutta Italia, uniti nella richiesta di una svolta nella gestione della crisi in Medio Oriente.
Accanto ai leader nazionali, una folta presenza parlamentare. Per il Pd erano in piazza Nicola Zingaretti, Stefano Bonaccini, Francesco Boccia, Beppe Provenzano, Filippo Sensi, Antonio Misiani, Marco Furfaro e Piero De Luca, oltre all’ex deputato Emanuele Fiano. Il Movimento 5 Stelle era rappresentato, tra gli altri, da Roberto Fico, Chiara Appendino e Paola Taverna, mentre per Avs c’erano Nichi Vendola, Beppe De Cristofaro, e i deputati Piccolotti, Grimaldi, Zanella, Magni e Mari.
Un messaggio politico e umano: la pace è urgente
La presenza imponente in piazza San Giovanni non è solo un gesto simbolico: è un messaggio preciso alla politica nazionale e internazionale. La richiesta è unanime: cessate il fuoco immediato, riconoscimento dello Stato di Palestina, stop alla complicità militare e diplomatica con l’aggressione in corso.
Il grido “Palestina libera” si è alzato forte, ma non contro qualcuno: contro la guerra, contro l’odio, per i diritti umani, come ha voluto dimostrare anche il gesto delle due bandiere — quella palestinese e quella israeliana annodate insieme — tenute per ore da due manifestanti che si sono fermati a ogni passo per le foto, in una testimonianza silenziosa e potente di convivenza.
