2 Luglio 2026, giovedì
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Colpo alla mafia balcanica: arrestato negli Emirati il boss albanese di Quito

Dritan Gjika, alias “Tony”, leader della criminalità organizzata albanese in Ecuador, è stato catturato ad Abu Dhabi grazie a un’operazione congiunta tra le polizie locali e l’Interpol. Chiesta l’estradizione.

ROMA – È finita negli Emirati Arabi la lunga latitanza di Dritan Gjika, noto come “Tony”, considerato il capo della mafia albanese in Ecuador e una figura centrale nei traffici illeciti tra Sud America, Europa e Medio Oriente. L’uomo, 47 anni, è stato arrestato ad Abu Dhabi in una complessa operazione internazionale coordinata dall’Interpol dell’Ecuador e dalle forze di sicurezza emiratine. La notizia è stata confermata dal Ministero dell’Interno ecuadoriano e dal sito d’informazione “Primicias”, che hanno riferito anche della richiesta ufficiale di estradizione già avanzata a Dubai.

Un nome che terrorizzava Quito
Gjika era diventato una delle figure più influenti nel narcotraffico e nel riciclaggio transnazionale, al punto da guadagnarsi due allerta rosse dell’Interpol e un posto di rilievo nella lista dei latitanti più pericolosi del continente sudamericano. Secondo le autorità ecuadoriane, la sua rete criminale aveva radici profonde in Ecuador, dove era arrivato per la prima volta nel 2009 con un semplice visto da turista. Da lì, in pochi anni, aveva messo in piedi una potente organizzazione capace di controllare rotte di droga verso l’Europa e gestire operazioni di riciclaggio a scala industriale.

Un impero criminale globale
Gli inquirenti descrivono Gjika come il fulcro di un’organizzazione criminale transnazionale, composta da elementi albanesi, ecuadoriani e colombiani. La sua rete avrebbe goduto di protezioni e complicità nei porti strategici del Pacifico, trasformando l’Ecuador in un hub chiave per lo smistamento di cocaina verso l’Europa, in particolare verso i Paesi Bassi, il Belgio e l’Italia. Secondo fonti investigative, il suo gruppo sarebbe stato coinvolto anche in attività collaterali come l’estorsione, il controllo di imprese fittizie e la corruzione amministrativa.

Una latitanza finita negli Emirati
La cattura di Gjika rappresenta un successo per la cooperazione internazionale nel contrasto al crimine organizzato. Gli investigatori seguivano le sue tracce da mesi, dopo che l’uomo aveva lasciato l’Ecuador facendo perdere le proprie tracce. Decisiva, secondo fonti ecuadoriane, è stata la collaborazione tra le forze di intelligence locali e i servizi emiratini, che hanno monitorato movimenti sospetti nella zona di Abu Dhabi, fino al blitz che ha portato all’arresto.

Ora l’estradizione
Il Ministero dell’Interno dell’Ecuador ha già formalizzato la richiesta di estradizione. Starà ora alle autorità degli Emirati decidere se e quando consegnare il boss albanese alla giustizia sudamericana. L’obiettivo di Quito è portarlo in tribunale per rispondere di traffico internazionale di stupefacenti, riciclaggio di denaro e appartenenza a un’organizzazione criminale.

L’arresto di Gjika segna un punto importante nella lotta alle mafie transnazionali. Ma il suo impero, nato da un visto turistico e cresciuto nell’ombra dei porti ecuadoregni, resta un monito sulla capacità delle organizzazioni criminali di infiltrarsi nei nodi chiave della globalizzazione.

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