TAIPEI – Una nuova e imponente dimostrazione di forza da parte della Cina ha riportato alta la tensione nello Stretto di Taiwan. Nelle ultime 24 ore, fino alle 6 del mattino di lunedì (mezzanotte in Italia), le forze armate taiwanesi hanno registrato la presenza di 34 velivoli da combattimento e 9 unità navali dell’Esercito Popolare di Liberazione (EPL) in prossimità dell’isola. Tutti gli aerei hanno attraversato la linea mediana dello stretto – una demarcazione non ufficiale ma storicamente rispettata – penetrando nelle zone settentrionale, sudoccidentale e sudorientale della zona d’identificazione di difesa aerea (ADIZ) di Taiwan.
Risposta immediata di Taipei
Di fronte a quella che è stata definita una delle più intense attività militari degli ultimi mesi, il Ministero della Difesa di Taiwan ha fatto scattare le contromisure. Sono stati alzati in volo caccia taiwanesi, attivate unità navali e posizionati sistemi missilistici di sorveglianza lungo la costa. «Le Forze armate della Repubblica di Cina hanno monitorato l’intera operazione e sono pronte a rispondere a ogni eventuale escalation», si legge nel comunicato ufficiale.
Un’escalation nella strategia della pressione
Le incursioni aeree e marittime della Cina nelle vicinanze di Taiwan non sono una novità, ma l’intensità e la frequenza degli ultimi mesi indicano un chiaro innalzamento della pressione militare e psicologica esercitata da Pechino. La linea mediana dello Stretto – benché mai riconosciuta formalmente dalla Repubblica Popolare – rappresentava un fragile equilibrio geopolitico. La sua ripetuta violazione evidenzia il crescente disprezzo della leadership cinese per lo status quo.
Obiettivo Pechino: logorare la difesa taiwanese
Secondo analisti militari regionali, le operazioni cinesi fanno parte di una strategia deliberata per testare la prontezza di Taipei, ma anche per logorarne nel tempo le risorse difensive, costringendo le forze armate a interventi continui e dispendiosi. Un’escalation che coincide con la fase delicata dell’insediamento del nuovo presidente taiwanese Lai Ching-te, considerato da Pechino un “indipendentista pericoloso”.
Il contesto internazionale
Il nuovo episodio si inserisce in un quadro di tensioni crescenti tra Cina e Stati Uniti, principali sostenitori di Taiwan sul piano diplomatico e militare. Washington ha già più volte ribadito il proprio impegno per la sicurezza dell’isola, mentre Pechino continua a considerare Taiwan una “provincia ribelle” da riunificare, anche con la forza se necessario.
La diplomazia resta in stallo, mentre nello Stretto il confronto si fa sempre più muscolare. Con ogni nuova incursione, il rischio di un incidente o di una crisi improvvisa si avvicina pericolosamente.
