I mercati finanziari europei chiudono in profondo rosso dopo le nuove dichiarazioni esplosive di Donald Trump. L’ex presidente degli Stati Uniti, attualmente in piena campagna per la riconquista della Casa Bianca, ha annunciato l’intenzione di imporre dazi del 50% sulle importazioni provenienti dall’Unione europea a partire dal primo giugno. Una prospettiva che ha allarmato gli investitori, già nervosi per l’incertezza geopolitica e il rallentamento dell’economia globale.
La reazione è stata immediata e diffusa. A guidare le perdite è Piazza Affari, che registra un tonfo del -3%, seguita da Parigi con il Cac 40 in calo del 2,67%, Francoforte con il Dax a -2,14%, e Amsterdam con l’Aex in discesa dell’1,81%. Male anche Madrid, dove l’Ibex 35 arretra del 2,37%. Più contenuta, ma comunque negativa, la performance della Borsa di Londra: il Ftse 100 perde l’1,11%, complice una maggiore esposizione globale che mitiga l’impatto diretto della misura minacciata.
L’annuncio dei nuovi dazi, se confermato, rappresenterebbe una brusca inversione rispetto agli sforzi diplomatici recenti tra Washington e Bruxelles, con impatti potenzialmente devastanti per settori chiave come l’automotive, l’agroalimentare e la moda, colonne portanti dell’export europeo.
Gli analisti sottolineano come, al di là dell’effettiva attuazione della minaccia, sia il segnale politico a scuotere i mercati: “Si riaccende il rischio di una guerra commerciale transatlantica proprio in un momento in cui l’economia europea mostra segni di affaticamento”, spiega un economista di JP Morgan. “I listini riflettono il timore che un’escalation protezionista possa innescare nuovi squilibri nel commercio globale.”
Sul fronte valutario, l’euro ha perso terreno sul dollaro, mentre i titoli di Stato dei Paesi core europei hanno registrato un aumento della domanda, segnale di una fuga verso asset ritenuti più sicuri.
In attesa di eventuali contromisure o chiarimenti da parte dell’amministrazione statunitense, i mercati europei restano in allerta. Intanto, le tensioni commerciali si confermano una variabile chiave — e imprevedibile — nell’equilibrio fragile della ripresa economica globale.
