5 Ottobre 2026, lunedì
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Danimarca, pensione a 70 anni: svolta storica ma contestata

Approvata la legge che porterà l’età pensionabile al livello più alto d’Europa. Il provvedimento, graduale fino al 2040, accende il dibattito politico e sindacale sul futuro del lavoro e del welfare.

COPENAGHEN – Con 81 voti favorevoli e 21 contrari, il Parlamento danese ha approvato una delle riforme più controverse e dirompenti della recente storia del welfare europeo: l’innalzamento graduale dell’età pensionabile fino a 70 anni entro il 2040. Una decisione che pone la Danimarca in testa alla classifica dei Paesi europei con il limite di età pensionistica più elevato e che, al tempo stesso, riapre il dibattito continentale su sostenibilità, giustizia sociale e qualità della vita lavorativa.

Una riforma legata all’aspettativa di vita

Il provvedimento è il risultato di un meccanismo introdotto nel 2006, che collega l’età pensionabile all’aspettativa di vita. Fino a oggi, la soglia era fissata a 67 anni, in linea con la media di diversi altri Paesi europei, tra cui l’Italia. Con la nuova legge, l’età pensionabile sarà innalzata progressivamente: 68 anni nel 2030, 69 nel 2035, fino a toccare i 70 nel 2040. Il principio alla base è che, vivendo più a lungo, i cittadini possano — e debbano — restare attivi nel mercato del lavoro per un tempo maggiore, contribuendo così a mantenere in equilibrio il sistema previdenziale.

Crescono le proteste

Nonostante il via libera parlamentare, la legge ha suscitato forti reazioni nel Paese. Sindacati e organizzazioni dei lavoratori hanno manifestato nelle piazze nelle scorse settimane, contestando una misura considerata iniqua, soprattutto nei confronti di chi svolge lavori fisicamente usuranti o proviene da fasce sociali meno avvantaggiate. Anche alcuni esponenti del Partito Socialdemocratico, forza politica della prima ministra Mette Frederiksen, hanno espresso dubbi sulla reale praticabilità di una vita lavorativa estesa fino a 70 anni.

Paradossalmente, proprio la premier Frederiksen, soltanto un anno fa, aveva lasciato intendere che il sistema introdotto nel 2006 sarebbe presto diventato insostenibile. “Non si può pensare di aumentare l’età pensionabile all’infinito”, aveva dichiarato, aprendo alla possibilità di una revisione strutturale. Ma alla prova dei fatti, il governo ha scelto la strada della continuità, probabilmente anche sotto la pressione dei dati economici e demografici che segnalano un rapido invecchiamento della popolazione.

L’Europa osserva

La riforma danese arriva in un momento in cui molti Paesi europei si trovano a fare i conti con sistemi pensionistici sotto stress. L’adozione di una soglia così alta rappresenta un test politico e sociale che potrebbe influenzare altri governi, alle prese con lo stesso dilemma: come finanziare un welfare moderno senza appesantire eccessivamente le giovani generazioni? Come garantire una vecchiaia dignitosa senza svuotare le casse pubbliche?

Per ora, la Danimarca ha scelto la via della longevità produttiva. Ma resta aperta la domanda più profonda: vivere più a lungo significa anche lavorare più a lungo, o dovrebbe voler dire vivere meglio, anche dopo il lavoro?

Il Paese nordico, spesso modello in termini di benessere e innovazione sociale, si ritrova ora diviso. La legge è passata, ma il dibattito è appena cominciato.

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