3 Ottobre 2026, sabato
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Taranto, violenza e odio razziale: sette minorenni allontanati e affidati a comunità protette

Accerchiarono e aggredirono un giovane bracciante straniero con pietre e spranghe. Contestate lesioni aggravate dall’odio razziale, resistenza a pubblico ufficiale e altri reati. I ragazzi sono ora in strutture separate

TARANTO – Sette adolescenti sono stati collocati in comunità educative, ciascuno in una struttura diversa, per una violenta aggressione compiuta a gennaio ai danni di un giovane straniero. È quanto stabilito dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale per i minorenni di Taranto, Paola Morelli, su richiesta del pubblico ministero Lelio Festa. I provvedimenti, notificati dai Carabinieri, rappresentano una misura cautelare importante e rara per minori, in considerazione della gravità dei fatti e del concreto rischio di reiterazione.

I giovani, tre quattordicenni, un quindicenne, un sedicenne e due diciassettenni, sono accusati di lesioni personali aggravate dall’odio razziale, resistenza a pubblico ufficiale, vilipendio, violenza privata e violazione del codice della strada.

L’aggressione al bracciante straniero

Secondo l’inchiesta, i sette avrebbero accerchiato un bracciante agricolo 26enne, colpendolo con pietre e oggetti contundenti. L’uomo, preso di mira solo per le sue origini straniere, ha riportato lesioni al volto e al corpo giudicate guaribili in 20 giorni. Un’aggressione brutale e gratuita, che ha trasformato la vittima in un bersaglio umano.

Ma non è finita lì: a distanza di 48 ore, alcuni degli stessi minori sarebbero tornati nei pressi dell’abitazione del bracciante, lanciando altri sassi e urlando insulti a sfondo razziale. Un’escalation che ha convinto gli inquirenti ad agire rapidamente.

La reazione all’arrivo dei Carabinieri

All’arrivo dei militari, i ragazzi – con i volti coperti – avrebbero cercato di impedire l’intervento delle forze dell’ordine. Alcuni utilizzavano cassonetti della spazzatura come barricate, altri impugnavano spranghe e lanciavano pietre contro l’auto di servizio. Un’azione violenta e organizzata che ha trasformato un episodio di violenza isolata in una vera e propria resistenza armata alla legge.

Un secondo episodio: la strada come teatro di intimidazione

Il 30 gennaio, secondo gli inquirenti, due di loro avrebbero bloccato un’auto guidata da una donna, costringendola a procedere lentamente tra insulti, minacce e sassaiole. Anche in quell’occasione, all’arrivo dei Carabinieri, la tensione è degenerata in scontri violenti.

Le indagini e gli interrogatori

I sette minori, difesi dai legali Salvatore e Andrea Maggio, Gaetano Vitale, Giuseppe Leoni, Glenda Schirano, Caterina Palumbo e Alcide Passamanti, sono stati ascoltati nei giorni scorsi in interrogatori di garanzia. La misura del collocamento in comunità mira non solo alla tutela dell’ordine pubblico, ma anche a un percorso di recupero individuale, considerata la giovane età dei protagonisti.

Una vicenda che scuote

Il caso ha suscitato forte preoccupazione in città, non solo per la brutalità degli atti ma per il profondo segnale di degrado sociale e culturale che trasmette. Un’aggressione guidata dall’odio etnico, messa in atto da adolescenti, in gruppo, in un contesto urbano. Una fotografia inquietante di una realtà che non può essere ignorata.

Le indagini proseguono per accertare eventuali responsabilità ulteriori e per comprendere se dietro le azioni dei ragazzi si nascondano dinamiche più complesse, legate a fenomeni di emulazione, microcriminalità giovanile o radicalizzazione dell’odio.

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