5 Ottobre 2026, lunedì
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Aggiornamento: Blitz antimafia ad Acireale

Operazione all’alba dei Carabinieri: 14 misure cautelari, sequestri di armi e droga. La banda controllava lo spaccio tra Aci Catena e Acireale con metodi mafiosi, intimidazioni e “inchini” ai boss

Duro colpo alla criminalità organizzata in provincia di Catania. All’alba di oggi, oltre 200 Carabinieri del Comando Provinciale, supportati da reparti specializzati come i Cacciatori di Sicilia, il Nucleo Cinofili e il Nucleo Elicotteri, hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 14 soggetti, gravemente indiziati di appartenere a un’organizzazione mafiosa dedita al traffico di droga, aggravata dal metodo mafioso.

L’operazione, coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Catania, è frutto di un’indagine lunga e articolata condotta tra il novembre 2021 e il maggio 2022 dalla Compagnia dei Carabinieri di Acireale. Le investigazioni, basate su intercettazioni, appostamenti e riscontri diretti, hanno permesso di ricostruire una fitta rete criminale operativa nei comuni di Aci Catena, Acireale e Aci Sant’Antonio, collegata direttamente alla famiglia mafiosa Santapaola-Ercolano.

Un’organizzazione strutturata: telefoni “dedicati”, turni di spaccio e piazze sotto controllo

Secondo quanto emerso dall’inchiesta, il gruppo gestiva un fiorente traffico di cocaina, crack e marijuana, organizzato con metodi imprenditoriali e militari: turni, ruoli precisi, telefoni “di servizio” per raccogliere gli ordini e gestire le consegne. Le principali piazze di spaccio erano la villa comunale e la cosiddetta “villetta ecologica” di Aci Catena, punti nevralgici di un sistema che operava anche con consegne a domicilio.

La droga veniva custodita e confezionata in un edificio abbandonato trasformato in una vera e propria base logistica blindata, con armi nascoste nei muri e sorvegliata giorno e notte dai sodali. Durante un blitz, i militari hanno rinvenuto quasi 700 grammi di cocaina, 1,8 kg di marijuana, quattro pistole (due con matricola abrasa), munizioni, bilancini e passamontagna.

Spedizioni punitive e “inchini”: la forza dell’intimidazione mafiosa

Il dominio del gruppo sul territorio, secondo le indagini, veniva mantenuto attraverso atti di violenza e intimidazione. Tra i casi più eclatanti, una spedizione punitiva contro un rivale nello spaccio, colpevole di operare senza “autorizzazione” in una zona controllata dal clan. E non mancavano gesti simbolici tipici della cultura mafiosa, come l’inchino in corteo sotto casa di un capoclan arrestato, per manifestare lealtà e solidarietà.

L’indagine ha portato alla luce una gestione centralizzata delle attività illecite, affidata, secondo l’accusa, a Simone Scalia e ai fratelli Carmelo e Ottavio Grasso, che si sarebbero occupati dell’approvvigionamento, dello smistamento e del coordinamento delle piazze di spaccio, impartendo ordini ai corrieri, alle vedette e agli spacciatori.

Le misure cautelari: 10 in carcere, 2 ai domiciliari, 2 con obbligo di dimora

A conclusione delle indagini, il GIP del Tribunale di Catania ha emesso 14 provvedimenti cautelari così suddivisi:

  • 10 ordinanze di custodia cautelare in carcere;
  • 2 arresti domiciliari;
  • 2 misure interdittive con divieto di dimora nel Comune di Acireale e obbligo di presentazione alla Polizia Giudiziaria.

Di seguito, i destinatari delle misure:

  1. Barbagallo Antonino, detto “Anthony”, domiciliari
  2. Cosentino Sebastiano
  3. Gambino Sebastiano, detto “Seby Titao”
  4. Grasso Carmelo, detto “Melo BOR”
  5. Grasso Ivan
  6. Grasso Ottavio Mariano, detto “Otto”
  7. Grimaldi Alessandro (già Pulvirenti), divieto di dimora e obbligo di firma
  8. Principato Loredana, detta “a Paulazzo”
  9. Principato Vincenzo, detto “Terenzio”, domiciliari
  10. Rapitá Sebastiano, detto “Lupin”
  11. Restivo Angelo, detto “Cavaddì”
  12. Scaccianoce Alfio, divieto di dimora e obbligo di firma
  13. Scalia Simone, detto “Tigna”
  14. Scuderi Paolo, detto “Aricchì attà”

Il bilancio dell’operazione: 11 arresti in flagranza e quasi 5 kg di droga sequestrati

Nel corso delle indagini, i Carabinieri hanno già eseguito 11 arresti in flagranza per detenzione e spaccio, sequestrando circa 4 kg di marijuana e 1 kg di cocaina. Le prove raccolte nel tempo, tra cui anche le dichiarazioni di collaboratori di giustizia, hanno rafforzato il quadro indiziario che ha portato all’odierna operazione.

Un messaggio dello Stato: controllo del territorio e lotta alla mafia

“Un colpo importante alla criminalità organizzata locale – commentano fonti investigative – che testimonia il lavoro costante e capillare delle forze dell’ordine nel contrasto ai sodalizi mafiosi”.

L’inchiesta restituisce l’immagine di un sistema criminale radicato, efficiente e spregiudicato, che puntava a imporre il proprio dominio su una fetta di territorio strategica per i traffici illeciti. Ma rappresenta anche una risposta forte dello Stato, capace di infiltrarsi, documentare e colpire con precisione chirurgica, anche nei luoghi in cui l’illegalità cerca di mimetizzarsi con la quotidianità.

Nota: tutti gli indagati sono da considerarsi presunti innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.

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