Il conflitto in Medio Oriente conosce una nuova e pericolosa escalation. Il ministro della Difesa israeliano, Israel Katz, ha rivolto un durissimo monito all’Iran, accusato di alimentare l’instabilità nella regione attraverso i suoi alleati, in particolare i ribelli Houthi dello Yemen. “Faremo a Teheran ciò che abbiamo fatto ad Hamas a Gaza”, ha dichiarato Katz in un messaggio che ha immediatamente fatto il giro del mondo, rilanciato dai principali canali diplomatici e di intelligence.
La dichiarazione arriva a seguito di un attacco missilistico lanciato dagli Houthi contro l’aeroporto internazionale Ben Gurion di Tel Aviv, fortunatamente senza causare vittime né danni gravi. Ma l’evento ha segnato un salto di qualità nella minaccia rappresentata dai gruppi filoiraniani e ha rafforzato in Israele la percezione di un assedio multilaterale in atto, che va da Gaza al Libano, passando per la penisola arabica.
Intanto, sul fronte di Gaza, si continua a contare i morti. In un nuovo raid condotto dalle forze israeliane nel nord della Striscia, nei pressi di una scuola, almeno cinque persone sono rimaste uccise e diverse altre ferite. Un altro civile ha perso la vita nel sud dell’enclave, mentre in un campo profughi è stato recuperato il corpo senza vita di un bambino. Le operazioni militari proseguono con intensità, mentre la popolazione civile continua a pagare il prezzo più alto di un conflitto che non conosce tregua.
Il rischio di un allargamento del fronte appare sempre più concreto. Se il tono del ministro Katz fosse tradotto in azioni, si aprirebbe uno scenario dalle conseguenze imprevedibili: un possibile confronto diretto tra Israele e Iran, i due protagonisti contrapposti di molte delle crisi che infiammano l’area. L’allerta è massima anche a livello internazionale, con le diplomazie occidentali impegnate a disinnescare una spirale che potrebbe presto diventare incontrollabile.
