5 Luglio 2026, domenica
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Berlino alza i muri: la Germania apre alla possibilità di respingere i richiedenti asilo

Il nuovo governo Merz cambia linea sull’immigrazione: più controlli alle frontiere e stop all’ingresso per alcuni richiedenti asilo. Il ministro Dobrindt: “Non chiudiamo, ma regoliamo con fermezza”

BERLINO – Un cambio di passo deciso sul fronte dell’immigrazione. Con l’insediamento del nuovo esecutivo guidato dal cancelliere Friedrich Merz, la Germania si appresta a inasprire la propria politica migratoria: tra le novità più significative, la possibilità di respingere al confine anche i richiedenti asilo, una scelta che segna un netto distacco dalle posizioni più garantiste del precedente governo.

Ad annunciarlo è stato il nuovo ministro degli Interni, Alexander Dobrindt, che in una conferenza stampa tenuta mercoledì ha delineato le prime misure operative. “Non intendiamo chiudere completamente le nostre frontiere, ma rafforzare i controlli e limitare l’accesso a chi tenta di entrare illegalmente nel Paese. Questo potrebbe includere anche i richiedenti asilo che non soddisfano i criteri previsti”, ha affermato.

Più controlli e più forze di polizia ai confini
La nuova strategia prevede l’invio di unità supplementari della polizia federale lungo i principali valichi e rotte d’ingresso, in particolare al confine con Austria, Polonia e Repubblica Ceca. L’obiettivo dichiarato è “contenere i flussi irregolari e tutelare la sicurezza interna”. Dobrindt ha parlato di un sistema “più efficiente e giusto”, che intende distinguere con maggiore rigore tra chi ha diritto alla protezione internazionale e chi, invece, sfrutta le maglie larghe del sistema per entrare illegalmente.

La promessa elettorale del nuovo cancelliere
Queste misure non arrivano a sorpresa. Durante la campagna elettorale, Friedrich Merz, leader dell’Unione Cristiano-Democratica (CDU), aveva promesso una stretta sull’immigrazione, definendo la gestione dei confini “un test di credibilità per lo Stato di diritto europeo”. Ora che siede alla Cancelleria, traduce in atti concreti il suo orientamento conservatore: meno tolleranza, più controllo, e un sistema di accoglienza “sostenibile e ordinato”.

Una svolta che divide
La nuova impostazione rischia tuttavia di aprire fratture all’interno del Paese e dell’Unione Europea. Le prime reazioni delle organizzazioni per i diritti umani sono di forte critica: secondo Amnesty International, il respingimento dei richiedenti asilo alla frontiera viola i principi fondamentali del diritto internazionale e mina la Convenzione di Ginevra sui rifugiati. Anche l’UNHCR, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, ha espresso “profonda preoccupazione” per una misura che potrebbe creare zone grigie giuridiche e nuove vulnerabilità per le persone in fuga da guerre o persecuzioni.

Sul piano politico interno, i partiti di opposizione di sinistra accusano il governo Merz di cedere alle pressioni della destra populista, mentre ambienti più moderati della stessa coalizione di governo chiedono chiarezza sui criteri con cui verranno valutate le richieste d’asilo al confine.

Il rischio di effetto domino in Europa
La Germania, da anni punto di riferimento per le politiche di accoglienza nel continente, potrebbe ora innescare una reazione a catena. Se Berlino chiude – anche solo parzialmente – i propri accessi, si teme un impatto diretto sulle rotte balcaniche e mediterranee, con ripercussioni per i Paesi di primo ingresso come Italia, Grecia e Spagna, che già lamentano una gestione europea disomogenea e squilibrata.

Verso una nuova stagione migratoria europea?
Con il nuovo corso tedesco, anche il dibattito sull’immigrazione a livello UE potrebbe cambiare direzione. L’idea di un’Europa forte sulle frontiere, con sistemi di filtro già ai margini dell’Unione, sembra prendere corpo. Ma a quale prezzo?

L’equilibrio tra sicurezza e diritti umani, accoglienza e controllo, è ancora tutto da definire. E la Germania di Merz, oggi più che mai, è destinata a indicare la rotta.

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