16 Aprile 2026, giovedì
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Colpo ai tombaroli in Friuli: recuperati 200 reperti archeologici romani

Operazione dei Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale di Udine: fermato un cercatore abusivo, sequestrati metaldetector e un tesoro di manufatti antichi provenienti da scavi illeciti.

Un intervento tempestivo e coordinato ha permesso ai Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale (TPC) di Udine, con il supporto della Stazione di Torviscosa, di fermare un’attività illecita di scavo in un’area agricola di elevato interesse archeologico, nel comune di Torviscosa, località Malisana.

Il protagonista dell’episodio è un uomo di 70 anni, residente nella bassa friulana, sorpreso in flagrante mentre perlustrava il terreno con metaldetector, vanga e paletta in ferro, strumenti tipicamente impiegati dai cosiddetti tombaroli. L’uomo, privo di qualunque autorizzazione – di competenza esclusiva della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio del Friuli Venezia Giulia – stava effettuando ricerche archeologiche in un sito già noto alle autorità per la sua rilevanza storica.

Quando i militari sono giunti sul posto, l’uomo aveva appena estratto un manufatto metallico di epoca antica, immediatamente posto sotto sequestro insieme alla strumentazione utilizzata. L’intervento non si è fermato sul campo: le successive attività investigative hanno condotto a una perquisizione presso l’abitazione del soggetto, dove è emersa la dimensione sistematica della sua attività illecita.

Nell’abitazione, infatti, i Carabinieri hanno rinvenuto e sequestrato circa 200 reperti archeologici, frutto di scavi clandestini. Tra questi: fibule e anelli di epoca romana, monete di varia tipologia e datazione, e medagliette votive, tutti beni culturali sottratti indebitamente al patrimonio collettivo.

Il materiale è ora a disposizione dell’Autorità giudiziaria di Udine e sarà sottoposto a un’analisi dettagliata da parte degli archeologi della Soprintendenza per determinarne la precisa datazione, il valore storico-culturale e per avviarne il reintegro nel patrimonio dello Stato italiano, mediante collocazione presso un ente pubblico idoneo alla conservazione.

Il 70enne è stato deferito in stato di libertà per violazione della normativa sulla tutela dei beni culturali, inclusa la recente fattispecie di reato introdotta dalla legge n. 22/2022, che ha recepito i principi della Convenzione di Nicosia (Cipro). La norma ha introdotto pene più severe per il furto e il traffico illecito di beni culturali, rafforzando la tutela del patrimonio nazionale.

Questa operazione si inserisce nel più ampio disegno strategico del Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio Culturale, volto a contrastare con efficacia i reati contro l’identità storica dei territori, preservando l’integrità dei reperti e il loro legame inscindibile con il contesto originario.

Oltre al danno materiale, infatti, lo scavo clandestino “decontestualizza” gli oggetti, privandoli di informazioni fondamentali per la ricostruzione storica e archeologica. In questo caso, però, l’intervento delle forze dell’ordine ha impedito che un pezzo di storia locale andasse perduto, restituendo al patrimonio pubblico una preziosa testimonianza del passato romano del Friuli Venezia Giulia.

Un risultato che sottolinea ancora una volta l’importanza della vigilanza sul territorio e della collaborazione tra istituzioni nella difesa della memoria collettiva.

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