28 Luglio 2026, martedì
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Sciacca, mancano i farmaci oncologici: il primario percorre 180 chilometri per salvarli

Disagi gravi all’ospedale di Sciacca: il dottor Domenico Santangelo si mette al volante per garantire le terapie. La denuncia del deputato Carmelo Pace: "Pazienti lasciati in attesa da giorni, situazione inaccettabile"

In Sicilia, dove la sanità pubblica è spesso al centro di polemiche e carenze croniche, c’è ancora chi mette il cuore prima della burocrazia. È il caso del dottor Domenico Santangelo, primario del reparto di Oncologia dell’ospedale “Giovanni Paolo II” di Sciacca (Agrigento), che nelle scorse ore ha compiuto un gesto straordinario quanto emblematico: è salito in auto e ha percorso 180 chilometri — tra andata e ritorno — per recuperare personalmente farmaci salvavita destinati ai suoi pazienti.

Una corsa contro il tempo e contro le inefficienze del sistema, raccontata pubblicamente dal capogruppo della Democrazia Cristiana all’Assemblea regionale siciliana, Carmelo Pace, allertato direttamente da una paziente oncologica in attesa di cure.

La denuncia: “Situazione inaccettabile”

“Mi ha contattato una paziente oncologica che da stamattina è ricoverata a Sciacca”, ha spiegato Pace. “Mi ha riferito che il primario del reparto, il dottor Santangelo, si sarebbe messo alla guida della sua auto per andare ad Agrigento a ritirare personalmente i farmaci salvavita necessari per le cure. Un gesto encomiabile, che però mette in luce una realtà gravissima”.

La situazione, denuncia il deputato, è tutt’altro che risolta: “Non ci avevano forse assicurato, dalla direzione sanitaria, che il problema era stato superato? Invece la ‘camera bianca’ per la preparazione dei farmaci è ancora fuori uso, e i medicinali continuano ad arrivare in ritardo.”

Secondo quanto riferito, sarebbero almeno venti i pazienti oncologici in attesa di terapia, molti dei quali senza alcuna indicazione precisa sui tempi. “Siamo già al quarto giorno. È inaccettabile che si possa giocare con la salute delle persone in questo modo. È questa la sanità che ci meritiamo?” ha aggiunto con forza il parlamentare regionale.

Il punto critico: la camera bianca

Il nodo della questione sembrerebbe essere la mancata disponibilità della cosiddetta camera bianca, il laboratorio sterile indispensabile per la preparazione personalizzata di farmaci oncologici. La sua indisponibilità sta causando ritardi pesanti nella somministrazione delle cure, costringendo il personale a soluzioni di emergenza.

Il gesto del dottor Santangelo è lodevole, ma non dovrebbe essere necessario. Quando la routine ospedaliera si inceppa, a farne le spese sono sempre i più fragili — in questo caso, pazienti oncologici che non possono permettersi né attese né incertezze.

Un gesto che accende i riflettori su un problema sistemico

In un sistema sanitario che spesso mostra crepe strutturali, la dedizione di un medico può fare la differenza. Ma non dovrebbe mai sostituirsi alle responsabilità organizzative. Il caso di Sciacca non è solo un episodio isolato: è il sintomo di un malfunzionamento più ampio, che chiede risposte immediate da parte dell’Azienda sanitaria provinciale e delle istituzioni regionali.


Il gesto del primario Santangelo è un esempio di umanità e dedizione che merita il plauso di tutti. Ma non può bastare. Perché la salute non può dipendere dall’eroismo dei singoli, ma da un sistema che funzioni ogni giorno, per tutti.

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