9 Agosto 2026, domenica
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Migrazione sanitaria: un’emergenza strutturale. Cure negate, famiglie in viaggio

Dal Senato un appello per misure di sostegno a chi è costretto a curarsi fuori Regione. Malati rari, oncologici e fragili affrontano trasferte logoranti e costose per accedere a cure adeguate.

Disparità nell’accesso alle cure: serve un intervento sistemico per i “migranti della salute”

ROMA – Garantire assistenza sanitaria di qualità su tutto il territorio nazionale resta uno dei nodi irrisolti del Servizio Sanitario Italiano. La migrazione sanitaria interregionale, fenomeno strutturale e in crescita, coinvolge ogni anno migliaia di cittadini, in prevalenza residenti nelle regioni del Sud e nelle Isole, costretti a spostarsi per ricevere cure adeguate a patologie gravi e complesse.

A sollevare il tema, con una conferenza stampa in Senato, è stato il senatore Orfeo Mazzella (M5S), promotore di una mozione parlamentare che chiede misure concrete a sostegno dei pazienti e delle famiglie colpite da questa doppia penalizzazione: la malattia e la distanza.

L’iniziativa ha visto il coinvolgimento di tre realtà del Terzo Settore che operano quotidianamente nel supporto ai cosiddetti migranti della salute:

  • CasAmica, organizzazione di volontariato attiva dal 1986 nell’accoglienza dei pazienti fuori sede;
  • Codice Viola, associazione che sostiene la ricerca e l’assistenza ai malati di tumore al pancreas;
  • UNIAMO – Federazione Italiana Malattie Rare, voce autorevole a tutela delle persone con patologie rare.

«Dobbiamo intervenire su più fronti: il diritto alla salute deve essere effettivo e non condizionato dal codice di avviamento postale del paziente», ha dichiarato Mazzella.

I numeri della mobilità sanitaria: meno ricoveri, ma costi in crescita

Secondo il rapporto Agenas 2023, i ricoveri in mobilità interregionale si sono attestati a 668.145 unità, in calo rispetto al 2019 (707.811). Tuttavia, la spesa complessiva è aumentata, passando da 2,84 a 2,88 miliardi di euro. Il dato evidenzia un incremento dei costi legato all’aumento di ricoveri per diagnosi ad alta complessità, che richiedono trattamenti sofisticati in strutture ad alta specializzazione.

Le Regioni maggiormente attrattive restano Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto, mentre quelle del Mezzogiorno, in particolare Calabria, Sicilia, Campania e Puglia, registrano il maggior numero di pazienti in uscita.

Uno studio commissionato da CasAmica all’istituto EMG Different, su un campione rappresentativo di cittadini del Sud Italia, rivela che oltre l’80% del campione ha avuto necessità di cure mediche negli ultimi tre anni, e un milione di persone si è spostato fuori regione per riceverle. Le motivazioni principali: migliore offerta sanitaria (51%), maggiore competenza dei professionisti (39%), assenza di cure adeguate nella Regione di residenza (32%).

Malattie rare: il 29% dei pazienti pediatrici costretto a spostarsi

Il fenomeno è particolarmente marcato nel campo delle malattie rare, che coinvolgono in Italia tra 2 e 3,5 milioni di persone. Secondo il X Rapporto UNIAMO, la mobilità interregionale per queste patologie raggiunge il 20%, ma si aggrava al 29% tra i pazienti pediatrici.

«Spesso si tratta di viaggi lunghi, ripetuti, che coinvolgono intere famiglie e hanno un impatto devastante sul piano psicologico, fisico ed economico», sottolinea Annalisa Scopinaro, presidente di UNIAMO. «Serve una risposta sistemica: sostegni economici, alloggi temporanei a basso costo, potenziamento della telemedicina e diffusione delle competenze su tutto il territorio nazionale».

Tumore al pancreas: una patologia ad alta mobilità sanitaria

Nel campo oncologico, il tumore al pancreas è tra le patologie che più costringono i pazienti a spostarsi. Sebbene rappresenti solo lo 0,0023% della popolazione italiana, è la terza causa di morte per tumore. I dati Agenas riferiti al triennio 2014–2016 mostrano che oltre il 40% dei pazienti del Sud Italia, con picchi del 76% in Calabria, si è trasferito per ricevere un intervento chirurgico in regioni del Nord.

«Solo Lombardia, Veneto e Toscana garantiscono livelli adeguati di trattamento chirurgico», ha spiegato Piero Rivizzigno, presidente di Codice Viola. «Ciò comporta non solo un esborso interregionale di 6,5 milioni di euro, ma costi vivi a carico delle famiglie compresi tra 3.000 e 5.000 euro per viaggi, alloggi, visite specialistiche e degenze».

CasAmica: oltre 40.000 notti di accoglienza in due anni

Il fenomeno è confermato anche dai dati di CasAmica, che nel solo 2023 ha registrato un aumento del 25% delle richieste di accoglienza, offrendo nel biennio 2023–2024 oltre 40.000 notti gratuite a malati e familiari. In quasi 40 anni di attività, l’organizzazione ha ospitato quasi 150.000 persone.

«Il 60% delle persone intervistate segnala costi insostenibili per gli spostamenti», evidenzia Stefano Gastaldi, direttore generale di CasAmica. «Il 58% avrebbe avuto bisogno di alloggi a prezzi calmierati. È una disuguaglianza strutturale che va affrontata con misure di sistema».

In questa occasione, CasAmica e Codice Viola hanno anche annunciato la firma di un protocollo d’intesa per agevolare l’accoglienza dei pazienti affetti da tumore al pancreas, costretti a curarsi lontano dalla propria residenza.

Una mozione per il diritto alla salute senza confini geografici

A conclusione dell’incontro, il senatore Orfeo Mazzella ha ribadito la necessità di un intervento legislativo urgente. Nella mozione depositata il 12 febbraio 2025, chiede l’adozione di misure specifiche per:

  • il rimborso delle spese di trasferta per i pazienti in mobilità sanitaria;
  • l’assistenza psicologica e sociale ai nuclei familiari coinvolti;
  • la riduzione delle disuguaglianze territoriali nell’accesso alle cure.

«La salute è un diritto costituzionale, non può essere subordinato alla geografia. Serve un impegno politico serio per garantire equità e dignità a tutti i cittadini, ovunque risiedano», ha concluso il senatore Mazzella.

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