22 Settembre 2026, martedì
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L’Europa accende il futuro: parte il primo progetto nucleare congiunto dell’UE ma non convince

Via libera dalla Commissione europea alla fase di progettazione di un’iniziativa strategica nel settore nucleare, guidata dalla Francia con il sostegno di Italia e Romania. Coinvolgimento aperto a tutti gli Stati membri.

Il progetto è promosso dalla Francia, da tempo leader in Europa nel campo del nucleare civile, e vede già il sostegno concreto di due partner strategici: l’Italia e la Romania. Tuttavia, la proposta è aperta all’adesione di tutti gli Stati membri interessati, in un’ottica di cooperazione trasversale che punta a rafforzare la sicurezza energetica dell’Unione e a stimolare l’innovazione tecnologica nel rispetto degli obiettivi ambientali europei.

L’annuncio è arrivato nel corso di una riunione di alto livello dedicata ai Progetti Importanti di Interesse Comune Europeo (IPCEI), alla quale hanno partecipato i vicepresidenti esecutivi della Commissione Teresa Ribera e Stéphane Séjourné, insieme ai rappresentanti dei Paesi membri. Il meeting ha confermato la volontà politica di rilanciare la filiera nucleare come pilastro della strategia energetica dell’Unione, in particolare per garantire una produzione stabile e a basse emissioni in un contesto globale sempre più instabile.

Il progetto in fase embrionale prevede lo sviluppo congiunto di tecnologie avanzate, con particolare attenzione ai reattori modulari di nuova generazione (SMR – Small Modular Reactors) e alla formazione di competenze comuni nel settore. Sarà anche l’occasione per costruire un’infrastruttura di ricerca e produzione condivisa, con investimenti mirati e una governance multilaterale.

L’iniziativa si inserisce in un contesto europeo che vede una crescente apertura verso l’integrazione del nucleare nella transizione ecologica. Dopo anni di dibattito e divisioni interne, l’UE sembra ora pronta a riconoscere il ruolo del nucleare come fonte energetica complementare alle rinnovabili, capace di contribuire in modo determinante al raggiungimento della neutralità climatica entro il 2050.

Tuttavia, se da un lato l’avvio di un progetto nucleare europeo rappresenta un segnale di maturità strategica e visione comune, non si può ignorare l’altra faccia della medaglia: la gestione delle scorie radioattive. Parlare di rilancio del nucleare senza affrontare in modo prioritario e strutturato il tema dei depositi è non solo miope, ma anche potenzialmente pericoloso. Ogni passo verso l’espansione dell’energia atomica dovrebbe essere accompagnato da un piano rigoroso per il trattamento, il confinamento e la localizzazione dei rifiuti nucleari. E qui, l’Europa – e l’Italia in particolare – ha ancora molta strada da fare.

Nel nostro Paese, ad esempio, pesano ancora le conseguenze di scelte improvvisate e poco trasparenti, come quelle avviate sotto la gestione Calenda, quando da ministro dello Sviluppo Economico affrontò il tema dei depositi in modo discutibile, lasciando dietro di sé più dubbi che certezze. La sicurezza ambientale e la tutela delle comunità locali non possono essere sacrificate sull’altare della rapidità o della convenienza politica: servono criteri scientifici, indipendenti, condivisi e vincolanti, non soluzioni “all’acqua di rose”.

Se davvero l’Europa vuole candidarsi a guidare il futuro del nucleare in modo sostenibile, allora deve dimostrarlo anche – e forse prima di tutto – attraverso una politica seria e trasparente sulla gestione del suo passato e delle sue scorie. Solo così l’ambizione potrà camminare di pari passo con la responsabilità.

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