Quando ha deciso di dare una mano all’Adunata nazionale degli Alpini, nel maggio del 2023 a Udine, l’ha fatto con spirito di servizio e un pizzico di nostalgia per i tempi passati dietro il bancone. Quattro giorni a spillare birra, a offrire sorrisi e brindisi, a godersi l’energia dell’evento più amato dalle penne nere. In cambio, 180 euro netti, quasi simbolici. Ma per un 66enne friulano, ex dipendente di una birreria e pensionato da due anni grazie a Quota 100, quei pochi spiccioli si sono trasformati in un incubo da 29mila euro.
Già, perché chi percepisce la pensione anticipata con Quota 100 non può svolgere alcuna attività retribuita. Nessuna eccezione, nemmeno per pochi giorni, nemmeno per una manifestazione simbolica, nemmeno se – come ha spiegato l’uomo – si è cercata conferma preventiva presso gli uffici Inps ricevendo “rassicurazioni verbali”.
Un bicchiere di troppo
L’uomo, convinto di essere in regola, aveva firmato un contratto a chiamata con l’associazione che gestiva uno degli stand della manifestazione, solo per poter coprire gli obblighi assicurativi. Nessuna intenzione di guadagnare davvero – a suo dire, sarebbe stato disposto anche a lavorare gratis pur di “dare una mano” alla macchina organizzativa dell’evento.
Ma l’Inps, una volta scoperto il compenso, ha applicato alla lettera quanto previsto dal decreto legge 4 del 2019: chi percepisce Quota 100 non può cumulare la pensione con redditi da lavoro dipendente, con la sola eccezione del lavoro autonomo occasionale, e solo entro il limite di 5mila euro annui.
Risultato? La perdita di un intero anno di pensione. Tradotto: 29mila euro da restituire allo Stato.
La sanzione e il ricorso
Il caso è finito davanti al Tribunale del lavoro, che ha confermato la linea dura dell’Inps. Al pensionato è stata concessa solo una dilazione della somma dovuta: pagherà a rate da 430 euro al mese (inizialmente erano previsti 650), spalmandole su cinque anni.
L’uomo, amareggiato e incredulo, non esclude di presentare ricorso in appello. Anche perché il suo caso non è isolato: negli ultimi mesi si sono moltiplicate in Italia le segnalazioni di pensionati penalizzati per prestazioni brevi, occasionali e in buona fede. Alcuni hanno già intrapreso vie legali per opporsi a quella che definiscono una “disumanità normativa”.
La posizione dell’Inps
“Comprendiamo il dispiacere e l’amarezza della persona coinvolta, ma l’Istituto non può che applicare in modo rigoroso quanto previsto dalla legge”, ha spiegato Anna Pontassuglia, responsabile dell’Ufficio relazioni con il pubblico della sede Inps di Udine. “La normativa parla chiaro: solo il lavoro autonomo occasionale è ammesso, e comunque entro una soglia ben definita”.
Tradotto: nessuna elasticità. Nemmeno se si tratta di 180 euro guadagnati in quattro giorni a servire birra per una manifestazione pubblica, nemmeno se si è agito in perfetta buona fede.
Una regola che fa discutere
La vicenda ha sollevato un’ondata di indignazione tra i cittadini e sui social. Molti si chiedono se non sia il caso di rivedere le norme legate alla Quota 100, introdotta con l’idea di favorire l’uscita anticipata dal mondo del lavoro, ma che oggi si rivela – almeno in certi casi – un cappio burocratico pronto a scattare anche di fronte a episodi marginali.
Intanto, per il 66enne udinese, l’Adunata degli Alpini è diventata il simbolo amaro di un errore di leggerezza pagato a caro prezzo. Un brindisi costato quanto una piccola auto, per una “colpa” che molti faticano ancora a comprendere.
