Nel labirinto oscuro dell’omicidio di Ilaria Sula, emerge un nuovo inquietante dettaglio che potrebbe riscrivere la sequenza dei fatti: Mark Antony Samson, il 23enne accusato di aver tolto la vita alla sua ex fidanzata, avrebbe intenzionalmente postdatato l’orario del delitto. Un escamotage pensato per evitare che i suoi genitori finissero travolti dalle accuse di complicità. Una strategia calcolata, che ora le indagini stanno passando al microscopio, attraverso l’analisi delle celle telefoniche e i video raccolti nei pressi del luogo del crimine.
La messa in scena e la verità nascosta
Il corpo senza vita di Ilaria, 24 anni, è stato rinvenuto in una valigia abbandonata in un burrone. Una scena agghiacciante che ha scosso l’opinione pubblica e acceso i riflettori su una vicenda che si tinge ogni giorno di nuove ombre. Davanti al giudice per l’interrogatorio di convalida del fermo, Samson ha ammesso il delitto, dichiarando di aver agito da solo: “L’ho uccisa la mattina del 26 marzo, dopo aver letto un messaggio di un altro uomo sul suo telefono. L’ho aggredita e ho fatto tutto da solo”.
Ma proprio questa dichiarazione, apparentemente confessione piena, solleva dubbi tra gli inquirenti. Il sospetto è che il giovane abbia alterato intenzionalmente la linea temporale del delitto per scagionare i genitori, che potrebbero essere stati presenti nell’appartamento di via Homs, nel quartiere Africano di Roma, al momento dell’omicidio.
Indagini ad alta precisione: telefoni e telecamere
Gli investigatori stanno analizzando le celle telefoniche agganciate dai dispositivi mobili dei genitori di Samson, per capire se i loro spostamenti siano compatibili con il racconto fornito dal figlio. A questo si aggiungono i filmati di alcune videocamere di sicurezza situate nei negozi della zona, che potrebbero confermare o smentire la versione fornita.
Al momento, la posizione della madre e del padre del 23enne resta sotto osservazione. Gli inquirenti non escludono che almeno uno dei due possa finire indagato per concorso in occultamento di cadavere, anche se nessuna accusa formale è stata ancora mossa.
Il giudice: “Elevato rischio di fuga e inquinamento probatorio”
Nel frattempo, il giudice per le indagini preliminari ha convalidato il fermo di Samson, evidenziando in ordinanza il pericolo di fuga, la possibilità di reiterazione del reato e il concreto rischio di inquinamento delle prove. Elementi che hanno motivato la decisione di mantenere il giovane in custodia cautelare nel carcere romano di Regina Coeli.
Un quadro ancora frammentario, ma denso di ombre
L’inchiesta sul femminicidio di Ilaria Sula è tutt’altro che conclusa. Se da un lato l’autore materiale del delitto ha ammesso le sue responsabilità, dall’altro rimangono molte zone grigie attorno all’eventuale coinvolgimento dei familiari. La procura di Roma continua a scavare nella vita e nelle relazioni di Samson, cercando di ricostruire, minuto per minuto, cosa sia accaduto in quell’appartamento il 26 marzo. La verità, ancora parziale, potrebbe essere sepolta non solo sotto le macerie di un amore malato, ma anche sotto la complicità di chi, forse, ha cercato di proteggere un assassino.
