Con parole chiare e un tono insolitamente severo, il segretario generale dell’Associazione Nazionale Magistrati, Rocco Maruotti, ha bocciato senza appello il nuovo decreto sicurezza approvato venerdì scorso dal Consiglio dei Ministri. Per Maruotti, il provvedimento non solo non risponde ad alcuna reale urgenza sociale, ma anzi lancia un segnale profondamente inquietante.
“Il decreto sicurezza – ha dichiarato – sembra costruito su due pilastri estremamente pericolosi: da una parte si agita uno spauracchio, si crea ad arte una percezione di insicurezza che nei fatti non trova riscontro. Non c’è alcun allarme sociale, né emergenze legate all’ordine pubblico. Dall’altra, si pongono le basi per un controllo autoritario, una vera e propria strategia di repressione del dissenso, mascherata da tutela della legalità”.
Il segretario dell’Anm non ha usato mezze misure nel denunciare quella che definisce una “narrazione distorta della realtà”, utile solo a legittimare interventi che rischiano di comprimere diritti costituzionali fondamentali. “Non si può tollerare che la sicurezza diventi un pretesto per limitare libertà democratiche, come quella di manifestare il proprio pensiero o di protestare pacificamente”, ha aggiunto.
Una presa di posizione che non ha tardato a scatenare reazioni. Immediata e altrettanto dura la risposta della Lega, affidata a una nota del vicesegretario Andrea Crippa: “Dall’Anm arriva l’ennesimo, sciagurato attacco alla politica. L’Associazione Nazionale Magistrati dovrebbe ricordare di rispettare l’autonomia e le prerogative di governo e Parlamento”.
Lo scontro, ancora una volta, riporta al centro del dibattito la delicata questione dei rapporti tra potere giudiziario e potere esecutivo, soprattutto quando si toccano temi sensibili come la sicurezza e l’ordine pubblico. Ma anche la legittima preoccupazione per un clima politico sempre più polarizzato, in cui ogni critica rischia di diventare un campo di battaglia.
