Le recenti dichiarazioni di Mosca, Donald Trump e il presidente della Finlandia Alexander Stubb offrono uno spunto di riflessione sull’evolversi della crisi in Ucraina. Da un lato, Mosca ha ribadito la sua posizione contraria all’idea di forze di pace in Ucraina con il supporto di chi sostiene Kiev, dichiarando di non accettare l’intervento di mediatori legati all’Occidente. Dall’altro, Trump, in una chiara intervista con la NBC, ha espresso la sua crescente frustrazione con Vladimir Putin e ha minacciato di imporre dazi del 25% sul petrolio russo se non venisse raggiunto un accordo sul cessate il fuoco in Ucraina. La frustrazione del presidente degli Stati Uniti nei confronti della Russia e di Putin è evidente, soprattutto dopo che il leader russo ha paventato la possibilità di un governo di transizione ucraino con un nuovo leader, mettendo in discussione la leadership di Volodymyr Zelensky.
Trump ha dichiarato: “Se io e la Russia non riuscissimo a trovare un accordo per fermare il conflitto in Ucraina e se dovessi ritenere che la Russia ne sia responsabile, allora applicherò tariffe molto dure, al 25%, su tutto il loro petrolio.” L’ex presidente americano ha aggiunto che Putin è consapevole della sua rabbia e che i due discuteranno nuovamente nelle prossime settimane.
Ma la sua attenzione non è rivolta solo alla Russia. Trump ha anche lanciato una minaccia a Zelensky, accusato di voler ritirarsi dall’accordo sulle terre rare, una mossa che secondo l’ex presidente potrebbe avere gravi conseguenze per l’Ucraina. “Se Zelensky si ritirerà da quell’accordo, avrà dei grossi, grossi problemi”, ha avvertito Trump, sottolineando la sua determinazione a esercitare pressioni per il raggiungimento di una pace duratura.
Nel frattempo, dalla Finlandia arriva una proposta concreta per accelerare il processo di pace. Alexander Stubb, presidente finlandese, ha sollecitato il presidente degli Stati Uniti a stabilire una data precisa per l’attuazione dell’accordo di pace in Ucraina, suggerendo che il termine dovrebbe essere fissato entro il 20 aprile. Un ultimatum che pone l’accento sull’urgenza di trovare una soluzione definitiva al conflitto, il cui impatto continua a destabilizzare non solo l’Ucraina, ma l’intera regione.
Le prossime settimane si prospettano decisive per il destino del conflitto ucraino, con la comunità internazionale divisa su come procedere e con le minacce economiche che si intrecciano alle trattative diplomatiche.
