4 Maggio 2026, lunedì
HomeItaliaCronacaTragedia a Marsa Alam: il dramma di una vacanza segnata dall'assenza di...

Tragedia a Marsa Alam: il dramma di una vacanza segnata dall’assenza di soccorsi tempestivi.

"Mio marito non ha sfidato il destino": il dolore di Laurence per la morte di Gianluca, vittima di uno squalo in Egitto

“Non è stato imprudente, eravamo nella zona sicura”. Con queste parole Laurence, la moglie di Gianluca Di Gioia, rompe il silenzio e ricostruisce la tragedia che ha sconvolto la sua vita a dicembre 2024. Gianluca, 48 anni, è stato ucciso da uno squalo mentre faceva snorkeling a Marsa Alam, in Egitto. Una tragedia che, oltre al dolore, ha lasciato aperti interrogativi sulle responsabilità legate alla sicurezza e ai soccorsi.

“Per mesi ho letto e ascoltato commenti sulla nostra tragedia senza mai replicare,” ha dichiarato Laurence in un’intervista al Corriere della Sera. “Ora sento il bisogno di risarcire la memoria di Gianluca e raccontare chi era veramente. Mio marito non ha sfidato il destino. Era un uomo prudente, un viaggiatore esperto, rispettoso delle regole e della natura. Eravamo nella cosiddetta zona sicura, delimitata da boe galleggianti che segnalano il confine con le acque più pericolose. Nessuno ci aveva avvertiti di un possibile rischio.”

Laurence ha descritto quegli istanti con lucidità e dolore. “Stavamo facendo snorkeling. Io, Gianluca e, poco distante, mia cognata Alessandra. All’improvviso ho visto lo squalo, a meno di due metri da noi. Ho iniziato a urlare, cercando di avvisarlo, ma in un attimo la tragedia si è compiuta.”

Il racconto si fa ancora più drammatico quando si parla dei soccorsi. “Ho gridato con tutte le mie forze, chiedendo aiuto disperatamente. Ma nessuno è intervenuto. Il bagnino si limitava a soffiare nel fischietto, un suono inutile che mi perseguita ancora. Nessun mezzo di soccorso si è mosso prontamente. Due gommoni erano legati, ma nessuno trovava le chiavi. Quando finalmente Gianluca è stato riportato sul pontile, è passato altro tempo prima che arrivasse una macchinina per trasportarlo all’ambulatorio.”

Anche Angela, la madre di Gianluca, ha sottolineato la lentezza dei soccorsi. “Dal pontile ho sentito le urla, ancora prima di rendermi conto che fosse mio figlio. Era una voce piena di energia, di qualcuno che ancora lottava. Se avessero agito con più prontezza, se avessero subito tamponato la ferita, forse Gianluca sarebbe ancora vivo.”

Una tragedia che lascia ferite profonde e apre una riflessione amara sull’importanza della sicurezza e dell’organizzazione nei luoghi turistici. “L’unica vera imprudenza,” conclude Laurence, “è stata scegliere una località non adeguatamente attrezzata per affrontare le emergenze. E questo, purtroppo, lo abbiamo scoperto troppo tardi.”

Sponsorizzato

Ultime Notizie

Commenti recenti