È deceduto presso l’ospedale specializzato in grandi ustioni di Ben Arous il giovane tunisino che il 6 febbraio si era dato fuoco davanti alla stazione di polizia di Cité Riadh, a Sousse. Il gesto estremo sarebbe stato compiuto in segno di protesta, dopo che il ragazzo non era riuscito a recuperare una somma di denaro sequestrata dalle autorità in una vicenda legata a un sospetto caso di consumo di droga.
La tragedia ha sollevato un’ondata di emozione e indignazione in Tunisia, dove episodi di autoimmolazione come forma di protesta contro le ingiustizie sociali e le difficoltà economiche non sono purtroppo rari. Il caso richiama alla memoria il drammatico episodio di Mohamed Bouazizi, il giovane venditore ambulante la cui autoimmolazione nel 2010 diede il via alla Rivoluzione dei Gelsomini e alle Primavere Arabe.
Le autorità locali hanno immediatamente aperto un’indagine per chiarire le esatte circostanze dell’accaduto. Si indaga sulla gestione dell’intera vicenda da parte delle forze dell’ordine e sulle eventuali responsabilità nel sequestro della somma di denaro, che secondo alcune fonti locali rappresentava l’unico sostentamento del giovane.
La morte del ragazzo riaccende il dibattito sulle condizioni economiche e sociali dei giovani tunisini, molti dei quali si sentono intrappolati in una realtà senza prospettive, tra disoccupazione, difficoltà economiche e una crescente sfiducia nelle istituzioni. Organizzazioni per i diritti umani e gruppi della società civile chiedono maggiore trasparenza nelle indagini e misure concrete per affrontare il disagio giovanile nel Paese.
