8 Luglio 2026, mercoledì
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Trump revoca le restrizioni ICE: retate possibili anche in scuole e chiese

Cresce la tensione tra amministrazione federale e distretti scolastici: molte scuole si rifiutano di collaborare con le autorità per proteggere gli studenti migranti.

A cura di Teresa Ombra

La nuova amministrazione di Donald Trump ha rimosso le restrizioni che impedivano all’Immigration and Customs Enforcement (ICE) di effettuare retate in scuole, ospedali e chiese. La decisione ha scatenato un’ondata di preoccupazione tra i distretti scolastici, molti dei quali hanno dichiarato apertamente di voler proteggere gli studenti e di non collaborare con le autorità federali.

La portavoce della Casa Bianca, Caroline Leavitt, ha chiarito la posizione del governo: “Chiunque si trovi illegalmente negli Stati Uniti è considerato un criminale”, sottolineando che la priorità delle deportazioni sarà rivolta a chi ha commesso reati gravi, come i trafficanti di droga. Tuttavia, la nuova politica include anche coloro che non sono stati condannati per alcun crimine, ignorando il fatto che la presenza irregolare nel Paese costituisce un illecito amministrativo e non un reato penale.

L’amministrazione Trump ha difeso la revoca delle restrizioni, sostenendo che l’ICE debba poter agire ovunque necessario per far rispettare le leggi sull’immigrazione. Un portavoce della Casa Bianca, interpellato da NBC News, ha tuttavia minimizzato i timori, dichiarando che non ci sono state finora operazioni in scuole o chiese e che questi interventi saranno “estremamente rari”.

Numerosi distretti scolastici si sono opposti alla misura, affermando che la loro missione è garantire istruzione a tutti gli studenti, indipendentemente dal loro status migratorio. Tra i più decisi ci sono quelli di Chicago e Denver, entrambe città “santuario”, dove le autorità locali adottano leggi per proteggere i migranti irregolari.

Le Chicago Public Schools hanno dichiarato ufficialmente che gli agenti dell’ICE non potranno entrare nelle scuole senza un mandato firmato da un giudice federale. Non saranno accettati mandati amministrativi né verranno condivise informazioni sugli studenti con le autorità federali.

Dello stesso tono è la dichiarazione di Alex Marrero, soprintendente delle Denver Public Schools, che ha disposto che nessun funzionario governativo possa entrare nelle scuole senza appuntamento e senza un ordine giudiziario. In caso di arrivo improvviso degli agenti ICE, Marrero ha ordinato ai dirigenti scolastici di attivare il lockdown della scuola e comunicare con gli agenti solo tramite citofono. Inoltre, ha raccomandato al personale di non interferire fisicamente con le operazioni dell’ICE, ma di seguire le procedure legali per limitarne l’accesso.

Anche New York City e altri distretti dello stato di New York hanno diffuso linee guida in difesa degli studenti migranti. Firmate dalla governatrice Kathy Hochul e dall’attorney general Letitia James, queste indicazioni invitano le scuole a negare l’accesso agli agenti ICE e impedire loro di avvicinare gli studenti, salvo che non vi siano motivi di sicurezza o un mandato giudiziario.

Al momento non si sono registrate incursioni nelle scuole, ma le operazioni dell’ICE sono già in corso in diverse città americane, in particolare a Chicago, dove le forze federali stanno intensificando le deportazioni.

L’iniziativa di Trump ha riacceso il dibattito sul trattamento degli immigrati irregolari e sui diritti dei minori nelle scuole pubbliche. Mentre l’amministrazione federale punta sulla linea dura, molte istituzioni locali resistono, ponendo le basi per un braccio di ferro tra governo centrale e comunità locali.

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