La locomotiva d’Italia rallenta. Il quadro tracciato oggi dalla Banca d’Italia nel corso dell’audizione in Commissione Bilancio di Regione Lombardia non lascia spazio a interpretazioni ottimistiche: l’economia lombarda sta perdendo slancio. Lo confermano numeri impietosi, a partire dal PIL regionale, che nel primo semestre del 2024 cresce di un timido +0,4%, a fronte del +4% registrato nel 2022. Un brusco rallentamento che non riguarda solo la macroeconomia, ma si riflette in modo trasversale su settori strategici come industria, edilizia e occupazione.
A illustrare questi dati in aula è stato il Direttore della Banca d’Italia, che ha presentato il report “Aggiornamento congiunturale della Lombardia”. Tra le criticità evidenziate, spicca la flessione della produzione industriale, accompagnata da un calo del fatturato e degli investimenti da parte delle imprese. Anche il comparto edilizio, che fino all’anno scorso era stato il motore trainante della crescita grazie agli incentivi governativi varati sotto la guida di Giuseppe Conte, comincia ora a mostrare segni di cedimento.
Sul fronte del lavoro, la situazione non è più rosea: diminuiscono le ore lavorate, mentre cresce il ricorso alla cassa integrazione. Un dato particolarmente preoccupante riguarda il progressivo impoverimento delle famiglie giovani, un fenomeno che sottolinea l’urgenza di misure di sostegno al reddito, sia in chiave di welfare che come leva per rilanciare i consumi.
Non mancano, tuttavia, spiragli di sviluppo. Tra i pochi segnali positivi emerge il crescente investimento nella transizione ecologica, un settore che il Movimento 5 Stelle considera da sempre una possibile chiave di rilancio economico per il futuro della regione.
A margine della seduta, il capogruppo del M5S in Regione, Nicola Di Marco, non ha risparmiato critiche alla maggioranza: “Questi dati smontano la narrazione di una Lombardia sempre in crescita. E di fronte alla realtà, la destra ha scelto di disertare in massa la seduta. Forse perché non ha risposte?” Un’assenza che pesa, soprattutto in un momento in cui la Regione avrebbe bisogno di soluzioni concrete piuttosto che di propaganda.
