La Commissione Europea, sotto la guida di Ursula von der Leyen, è pronta a un cambiamento di rotta significativo, con la presentazione della nuova strategia “Bussola per la competitività”. Questo piano, che si estende fino al 2026, mira a rilanciare l’economia dell’Unione Europea, con l’obiettivo di scongiurare la “lenta agonia” evocata nel rapporto di Mario Draghi. Si tratta di una svolta rispetto alla visione iniziale del Green Deal, lanciato nel 2019, che la presidente von der Leyen aveva definito come un “momento Uomo sulla Luna” per l’Europa. Ora, il focus della Commissione si sposta dalla transizione ecologica alla competitività industriale, con una forte enfasi sulla semplificazione burocratica e sull’incoraggiamento degli investimenti.
Un’Europa più snella per gli investitori
Il cuore della nuova strategia europea è la riduzione delle rigidità burocratiche che frenano gli investimenti, con un’attenzione particolare alla semplificazione delle normative. A febbraio, la Commissione presenterà una legge Omnibus che includerà una revisione delle normative sulla rendicontazione finanziaria sostenibile, sulla due diligence ambientale e sulla tassonomia green, strumenti cruciali del Green Deal che ora saranno rivisitati per abbattere gli oneri amministrativi.
Le nuove regole, pur mantenendo la sostenibilità al centro dell’azione, saranno semplificate per facilitare gli investimenti. Questo cambio di approccio segna la fine di un periodo in cui l’Unione si concentrava principalmente sulla regolamentazione ambientale, a favore di un ambiente più favorevole agli affari, pur mantenendo gli impegni verso la decarbonizzazione.
Il Clean Industrial Act: competere con il mondo
Tra i principali cambiamenti, spicca il passaggio dal Green Deal al “Clean Industrial Act”, un piano che sarà presentato entro marzo 2025. Questo nuovo atto si concentrerà sul rafforzamento della competitività dell’industria europea, in particolare nei settori ad alta intensità energetica, come l’acciaio, i metalli e la chimica. L’obiettivo è supportare la crescita delle tecnologie pulite e i modelli di business circolari, che siano compatibili con un’economia decarbonizzata ma anche in grado di sostenere la competitività industriale.
Per facilitare la transizione, la Commissione introdurrà l’Affordable Energy Action Plan, che mira a ridurre i costi energetici per le imprese europee attraverso un miglioramento dell’integrazione dei mercati energetici e la promozione di contratti a lungo termine. Inoltre, verranno previsti incentivi per le aziende a bassa impronta di carbonio e misure a tutela del mercato europeo da importazioni da Paesi con standard ambientali meno severi.
La protezione dell’industria europea: dal settore metallurgico alla mobilità elettrica
Il nuovo piano industriale risponde anche alle richieste di protezione di settori specifici. Entro la fine dell’anno, sarà presentato lo “Steel and Metal Action Plan”, seguito da un pacchetto dedicato all’industria chimica, per sostenere i settori più vulnerabili alla transizione ecologica. L’acciaio e i metalli sono, infatti, al centro delle preoccupazioni per il futuro industriale dell’Europa, tanto che la Commissione intende studiare misure per proteggere questi settori da una concorrenza internazionale sempre più agguerrita.
Anche l’industria automobilistica avrà un ruolo centrale. A partire dal 30 gennaio, un dialogo strategico tra imprese, sindacati e istituzioni determinerà le future politiche per il settore. Tra le principali proposte c’è l’eliminazione o la sospensione delle multe per il mancato rispetto dei limiti sulle emissioni, sostenuta anche dal Partito Popolare Europeo (PPE), nonché un rafforzamento delle infrastrutture per la ricarica dei veicoli elettrici e il sostegno ai carburanti a basse emissioni.
Inoltre, la Commissione potrebbe introdurre incentivi fiscali per le auto elettriche a livello europeo, un’iniziativa che la vicepresidente esecutiva Teresa Ribera ha già anticipato al World Economic Forum di Davos.
L’autonomia economica e la difesa del mercato unico
Le esperienze della pandemia e della guerra in Ucraina hanno messo in luce la vulnerabilità dell’Europa nelle catene di approvvigionamento strategiche. La nuova strategia, quindi, punta a rafforzare l’autonomia dell’UE, riducendo la dipendenza da Paesi terzi in settori chiave come le materie prime critiche (in particolare terre rare), i farmaci essenziali e la difesa. La Commissione intende promuovere politiche che favoriscano la produzione interna e la sicurezza delle forniture in questi ambiti cruciali.
In campo commerciale, la Commissione si prepara a contrastare la concorrenza sleale con misure per monitorare gli investimenti esteri e proteggere il mercato unico da sovvenzioni straniere che distorcano la concorrenza. Si sta anche valutando l’introduzione di una “preferenza europea” negli appalti pubblici, con l’intento di sostenere settori strategici e tecnologie emergenti.
Finanziamenti per la competitività: tra risparmio privato e politiche fiscali
Uno degli aspetti più delicati del piano riguarda i finanziamenti necessari per implementare la strategia. Secondo il rapporto Draghi, serviranno tra i 750 e gli 800 miliardi di euro all’anno per rilanciare l’economia europea. Tuttavia, la Commissione non prevede l’emissione di nuovo debito comune, come avvenuto per il programma Next Generation EU. La nuova strategia, infatti, si concentrerà sul mobilitare il risparmio privato, incentivando gli europei a investire nei settori strategici anziché parcheggiare i propri capitali in conti correnti o titoli di Stato. Entro fine anno, sarà presentata una “Strategia per l’Unione dei mercati dei capitali”, che includerà nuove soluzioni di investimento a basso costo, supporto al mercato delle cartolarizzazioni e armonizzazione fiscale per favorire gli investimenti transfrontalieri.
Conclusione: un’Europa industriale e competitiva
La “Bussola per la competitività” segna un cambiamento fondamentale nella visione europea. Mentre la transizione ecologica resta un obiettivo fondamentale, la priorità si sposta ora sulla competitività economica, l’industria e la sovranità economica. L’Europa si prepara a ridisegnare il proprio futuro con un mix di innovazione, sostenibilità economica e maggiore autonomia dalle potenze straniere, mettendo l’accento su politiche che favoriscano la crescita industriale e la protezione dei settori strategici.
