5 Luglio 2026, domenica
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Russi abbattuti 15 droni ucraini, la guerra in Ucraina prosegue mentre Lukashenko si prepara a un nuovo mandato

In un colpo aereo coordinato, Mosca difende i suoi cieli dai droni ucraini. Intanto, l’Ucraina continua la sua lotta, con l’ambasciatore russo assente dalle celebrazioni ad Auschwitz e le perdite umane e materiali sempre più drammatiche.

La tensione tra Ucraina e Russia continua ad intensificarsi, con il ministero della Difesa russo che ha reso noto l’abbattimento, nella serata di ieri, di ben 15 droni lanciati dalle forze ucraine. Gli attacchi hanno colpito tre delle principali regioni russe, con otto velivoli abbattuti nella regione di Ryazan, sei a Kursk e uno a Belgorod. I sistemi di difesa antiaerea russi, ancora una volta, hanno risposto tempestivamente a quelle che sono considerate incursioni nei cieli della madrepatria. Il governatore di Ryazan, Pavel Malkov, ha confermato l’attacco su Telegram, pur precisando che non si registrano vittime tra la popolazione e che sono in corso le valutazioni sugli eventuali danni. Questo non è il primo attacco ucraino a Ryazan: già due giorni fa, la regione era stata colpita da un’altra incursione aerea.

L’Ucraina, dunque, continua a lanciare operazioni di disturbo sul suolo russo. Questa serie di attacchi si inserisce in un contesto di crescente escalation, con l’Ucraina che, all’inizio di questa settimana, aveva messo a segno il più grande attacco aereo del 2025, lanciando oltre 170 droni sul territorio russo. Un’iniziativa che ha segnato un ulteriore punto di intensificazione del conflitto, ormai giunto al suo terzo anno.

Nel frattempo, in Bielorussia, la politica interna vive un momento cruciale. I cittadini sono chiamati alle urne per eleggere il presidente, con Aleksander Lukashenko che sembra pronto a lanciarsi verso un settimo mandato. Lukashenko, il leader bielorusso alleato di Mosca, ha ribadito la sua posizione in merito al conflitto ucraino, sostenendo gli sforzi di pace del presidente americano Donald Trump, che secondo lui potrebbe contribuire a trovare una soluzione pacifica. Ha poi criticato le sanzioni imposte dal mondo occidentale, dichiarando che “non ha senso applicare dazi e restrizioni senza guardare ai risultati”. Parlando con i giornalisti dopo aver votato, ha rivelato che crede che il 2025 potrebbe essere l’anno decisivo per la risoluzione della crisi in Ucraina.

Nel contempo, Dmitri Medvedev, vicepresidente del Consiglio di Sicurezza della Russia, ha commentato con durezza le dichiarazioni di Trump, definendo le sue azioni come un tentativo di confondere l’opinione pubblica internazionale. Medvedev, noto per la sua linea ferma nei confronti dell’Occidente, ha ammonito che la Russia non sarà ingannata dal presidente statunitense.

A livello diplomatico, la Russia ha deciso di non partecipare alle commemorazioni per l’80° anniversario della liberazione del campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau, un evento che si è svolto in Polonia. Sergei Andreev, ambasciatore russo a Varsavia, ha affermato che la Russia non prenderà parte a questa celebrazione, denunciando un’omissione nelle commemorazioni riguardo a chi abbia liberato il campo. Andreev ha aggiunto che la Russia celebrerà tale anniversario internamente, “nel modo corretto”. Una dichiarazione che ha suscitato polemiche e sottolineato ulteriormente le distanze tra Mosca e l’Occidente.

Nel frattempo, le perdite umane e materiali continuano a salire in questo conflitto sanguinoso. Secondo quanto riportato dallo Stato Maggiore delle Forze Armate ucraine, la Russia ha già subito la perdita di 830.190 soldati da quando la guerra è iniziata nel febbraio del 2022. In aggiunta, la Russia ha perso ingenti quantità di equipaggiamento militare, tra cui 9.868 carri armati, oltre 20.000 veicoli corazzati, più di 35.000 mezzi e serbatoi di carburante, 22.000 sistemi di artiglieria e più di 23.000 droni. Dati che raccontano non solo una guerra su larga scala, ma anche una devastante erosione delle capacità belliche del Cremlino.

L’Ucraina, d’altra parte, non ha intenzione di fermare la sua resistenza, e l’equilibrio del conflitto rimane estremamente instabile, con nuove sfide all’orizzonte per entrambe le nazioni coinvolte.

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