L’inaugurazione dell’anno giudiziario 2025 è stata segnata da una clamorosa protesta da parte dei magistrati italiani, che hanno scelto di disertare le cerimonie ufficiali e di scendere in piazza contro la riforma della giustizia promossa dal governo, che include la tanto discussa separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. Un atto di contestazione che ha preso piede in tutta Italia, con manifestazioni simboliche, cartelli e anche l’esposizione della Costituzione, a difesa dell’autonomia della magistratura e dei principi costituzionali.
La protesta è stata particolarmente visibile a Napoli, dove i magistrati, in un gesto eclatante, hanno lasciato l’aula durante l’intervento del ministro della Giustizia, Carlo Nordio, il principale destinatario delle critiche da parte dell’Associazione Nazionale Magistrati (Anm). Mentre risuonavano le note dell’Inno di Mameli, i magistrati partenopei, con la Costituzione in mano, hanno alzato il libro sacro della giustizia come segno di resistenza e disapprovazione. La manifestazione ha avuto luogo proprio mentre il Guardasigilli stava tenendo il suo discorso, un chiaro segno di protesta contro il contenuto della riforma e l’atteggiamento del governo.
Le manifestazioni non si sono fermate a Napoli. A Milano, diversi giudici e pubblici ministeri hanno scelto di protestare direttamente davanti al Palazzo di Giustizia, indossando la toga e sollevando cartelli contro la separazione delle carriere. Non solo nella città partenopea, ma anche in altre grandi città italiane come Firenze, Bologna, Torino, Roma, Catania, Catanzaro e Reggio Calabria, i magistrati hanno organizzato presidi e azioni simboliche, esponendo cartelli a difesa della Costituzione e in opposizione alla riforma.
A Roma, ad esempio, i magistrati hanno appeso manifesti con citazioni di Piero Calamandrei, il celebre giurista e politico italiano, per sottolineare l’importanza di mantenere l’indipendenza della magistratura. In Calabria, a Catanzaro e Reggio, le proteste hanno coinvolto anche le corti d’appello, con manifestazioni che hanno avuto un forte impatto sulla sensibilizzazione dell’opinione pubblica.
Questa serie di azioni di protesta arriva in un momento cruciale, in cui la riforma della giustizia, che prevede la separazione delle carriere, sta subendo un’accelerazione proprio sotto la direzione del ministro Nordio. Sebbene la proposta sia stata più volte discussa in passato, ora è tornata al centro del dibattito, con l’esecutivo che spinge per una rapida attuazione.
Tuttavia, la magistratura non ci sta. “La riforma non porta alcun cambiamento sostanziale al sistema giustizia”, ha dichiarato il presidente della Corte d’Appello di Roma, Meliadò, sottolineando come le modifiche proposte non siano sufficienti a garantire una reale trasformazione del sistema giudiziario. Nicola Gratteri, procuratore della Repubblica di Napoli, ha deciso di non partecipare nemmeno alla cerimonia ufficiale, a conferma della sua netta opposizione alla riforma.
Il governo, dal canto suo, ha respinto le accuse e ha ribadito che nessuna forza esterna può annullare le scelte del Parlamento, ricordando che il progetto di riforma ha passato il processo legislativo. L’inaugurazione dell’anno giudiziario 2025 è stata segnata da una clamorosa protesta da parte dei magistrati italiani, che hanno scelto di disertare le cerimonie ufficiali e di scendere in piazza contro la riforma della giustizia promossa dal governo, che include la tanto discussa separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri. Un atto di contestazione che ha preso piede in tutta Italia, con manifestazioni simboliche, cartelli e anche l’esposizione della Costituzione, a difesa dell’autonomia della magistratura e dei principi costituzionali.
La protesta è stata particolarmente visibile a Napoli, dove i magistrati, in un gesto eclatante, hanno lasciato l’aula durante l’intervento del ministro della Giustizia, Carlo Nordio, il principale destinatario delle critiche da parte dell’Associazione Nazionale Magistrati (Anm). Mentre risuonavano le note dell’Inno di Mameli, i magistrati partenopei, con la Costituzione in mano, hanno alzato il libro sacro della giustizia come segno di resistenza e disapprovazione. La manifestazione ha avuto luogo proprio mentre il Guardasigilli stava tenendo il suo discorso, un chiaro segno di protesta contro il contenuto della riforma e l’atteggiamento del governo.
Le manifestazioni non si sono fermate a Napoli. A Milano, diversi giudici e pubblici ministeri hanno scelto di protestare direttamente davanti al Palazzo di Giustizia, indossando la toga e sollevando cartelli contro la separazione delle carriere. Non solo nella città partenopea, ma anche in altre grandi città italiane come Firenze, Bologna, Torino, Roma, Catania, Catanzaro e Reggio Calabria, i magistrati hanno organizzato presidi e azioni simboliche, esponendo cartelli a difesa della Costituzione e in opposizione alla riforma.
A Roma, ad esempio, i magistrati hanno appeso manifesti con citazioni di Piero Calamandrei, il celebre giurista e politico italiano, per sottolineare l’importanza di mantenere l’indipendenza della magistratura. In Calabria, a Catanzaro e Reggio, le proteste hanno coinvolto anche le corti d’appello, con manifestazioni che hanno avuto un forte impatto sulla sensibilizzazione dell’opinione pubblica.
Questa serie di azioni di protesta arriva in un momento cruciale, in cui la riforma della giustizia, che prevede la separazione delle carriere, sta subendo un’accelerazione proprio sotto la direzione del ministro Nordio. Sebbene la proposta sia stata più volte discussa in passato, ora è tornata al centro del dibattito, con l’esecutivo che spinge per una rapida attuazione.
Tuttavia, la magistratura non ci sta. “La riforma non porta alcun cambiamento sostanziale al sistema giustizia”, ha dichiarato il presidente della Corte d’Appello di Roma, Meliadò, sottolineando come le modifiche proposte non siano sufficienti a garantire una reale trasformazione del sistema giudiziario. Nicola Gratteri, procuratore della Repubblica di Napoli, ha deciso di non partecipare nemmeno alla cerimonia ufficiale, a conferma della sua netta opposizione alla riforma.
Il governo, dal canto suo, ha respinto le accuse e ha ribadito che nessuna forza esterna può annullare le scelte del Parlamento, ricordando che il progetto di riforma ha passato il processo legislativo. Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha dichiarato: “Nessuno può cancellare le decisioni prese dal Parlamento”, rispondendo in modo diretto alle critiche delle toghe.
La giornata di proteste segna un punto di svolta nel confronto tra la magistratura e l’esecutivo, con la politica che deve ora affrontare una netta resistenza da parte dei magistrati. L’esito di questa battaglia potrebbe determinare il futuro della riforma della giustizia e il ruolo dell’indipendenza della magistratura nel sistema giuridico italiano., ha dichiarato: “Nessuno può cancellare le decisioni prese dal Parlamento”, rispondendo in modo diretto alle critiche delle toghe.
