A cura di Mario Ceccarelli
Lunedì 21 gennaio 2025, la Corte Costituzionale ha respinto il referendum per l’abrogazione della legge che introduce l’autonomia regionale differenziata. La decisione, accolta con dure critiche dalla Cgil, rappresenta un nuovo capitolo nella controversa vicenda del federalismo in Italia.
Il sindacato, promotore dell’iniziativa referendaria con oltre cinquecentomila firme raccolte, ha espresso profonda delusione per la sentenza. Secondo la Consulta, il quesito referendario era carente in chiarezza e, soprattutto, l’autonomia differenziata è un principio previsto dalla Costituzione e pertanto non può essere soggetto a referendum abrogativo.
Maurizio Landini, segretario generale della Cgil, ha reagito duramente alla decisione, definendo poco comprensibili le motivazioni fornite dalla Corte. “Non possiamo accettare che una questione così cruciale per il futuro del Paese venga liquidata in questo modo. Chiediamo al Parlamento di fermarsi e riflettere sull’orientamento espresso dalla Consulta”, ha dichiarato Landini, assicurando che il sindacato proseguirà la sua battaglia contro l’autonomia differenziata.
Parallelamente, la Corte ha invitato il legislatore a colmare le lacune della cosiddetta “legge Calderoli” sull’autonomia differenziata. In particolare, ha sottolineato la necessità di garantire uniformità sui livelli essenziali delle prestazioni (Lep) in tutto il territorio nazionale, evitando disuguaglianze tra le regioni. Il presidente della Corte, Giovanni Amoroso, ha ribadito che senza un intervento del Parlamento non è possibile definire in modo adeguato i Lep, evidenziando anche l’urgenza di una regolamentazione chiara per le materie non-Lep che riguardano i diritti civili e sociali.
La sentenza ha trovato il favore della sinistra politica. Elly Schlein, leader del Partito Democratico, ha accolto con soddisfazione la bocciatura del referendum, definendola una vittoria per la tutela dei diritti dei cittadini e un freno alla frammentazione del sistema sanitario e sociale. “Ora è necessario che il Parlamento accolga le osservazioni della Corte e lavori per garantire equità e coesione nazionale”, ha affermato Schlein.
Nelle sue dichiarazioni, Giovanni Amoroso ha evidenziato che il referendum abrogativo non può incidere su norme costituzionali, rafforzando l’idea di un eventuale aumento delle firme necessarie per proporre quesiti referendari. “La facilità con cui sono state raccolte le cinquecentomila firme potrebbe giustificare una revisione delle soglie attuali”, ha dichiarato Amoroso.
La decisione della Consulta ha alimentato un acceso dibattito tra politica e giurisprudenza, polarizzando ulteriormente il confronto sul futuro del federalismo. Mentre il Parlamento è chiamato a intervenire per migliorare la legge sull’autonomia differenziata, il Paese rimane diviso tra chi vede nel pronunciamento della Corte una tutela dell’unità nazionale e chi teme un freno alle istanze di maggiore autonomia regionale. La partita è tutt’altro che chiusa.
