16 Agosto 2026, domenica
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Formaggio a latte crudo contaminato: nuovo caso in Trentino, un bambino in ospedale

Un’altra emergenza sanitaria legata al consumo di formaggi a latte crudo scuote il Trentino. Il padre di un bambino in stato vegetativo denuncia: “La vita dei più piccoli è in pericolo”. A Roma in discussione leggi per una chiara etichettatura sui rischi.

A cura di Valentina Di Luca

Un bambino di 9 anni è stato ricoverato dopo aver consumato formaggio prodotto con latte crudo. È l’ennesimo caso che coinvolge il Trentino e accende i riflettori sulla sicurezza di questi prodotti. Nonostante siano simboli di eccellenza e tradizione, il consumo non controllato di formaggi a latte crudo freschi o poco stagionati rappresenta un rischio significativo, in particolare per bambini, anziani e soggetti fragili.

Giovanni Battista Maestri, padre di Mattia, un bambino in stato vegetativo dal 2017 dopo un’intossicazione alimentare legata a un formaggio a latte crudo, lancia un appello disperato: “Questa situazione è surreale. Quanti altri bambini devono rischiare la vita prima che vengano prese misure concrete?”.

L’ultimo episodio si aggiunge a una serie di eventi simili. Solo poche settimane fa, una bambina di un anno è stata ricoverata dopo aver consumato un “formaggio saporito di montagna” prodotto dal Caseificio Sociale di Predazzo e Moena, ritenuto contaminato da Escherichia coli. Successivamente, anche il celebre Puzzone di Moena è stato ritirato per lo stesso motivo.

Nonostante il Concast – Consorzio dei Caseifici Sociali Trentini – dichiari che i prodotti sono sottoposti a rigorosi controlli e standard di sicurezza, i casi di intossicazione alimentare non sembrano diminuire. “Non ci sono questi controlli così stringenti o qualcosa non funziona,” sostiene Maestri.

A livello nazionale, il dibattito è acceso. Due disegni di legge (ddl) sono attualmente in discussione a Roma per obbligare i produttori a specificare in etichetta i rischi legati al consumo di formaggi a latte crudo freschi o con stagionatura inferiore a 60 giorni. Uno dei ddl è stato presentato da Lorenzo Basso (Partito Democratico), l’altro da Matteo Rosso (Fratelli d’Italia).

Il deputato Alessandro Urzì (Fratelli d’Italia), firmatario del secondo ddl, sottolinea: “Non possiamo restare immobili di fronte a questi rischi. È necessario fornire informazioni chiare per tutelare la salute dei consumatori, soprattutto dei bambini. Serve un fronte comune per affrontare questa emergenza.”

La proposta prevede che il Ministero dell’Agricoltura definisca dettagliatamente le diciture, la dimensione dei caratteri e le modalità di informazione sulle etichette. “Auspichiamo tempi rapidi,” aggiunge Urzì, “ma i produttori potrebbero già muoversi per anticipare l’entrata in vigore della legge.”

Maestri critica duramente l’immobilismo della politica trentina. “Il Concast e i vertici provinciali hanno fallito. Gli assessori Mario Tonina e Giulia Zanotelli non hanno fatto nulla di concreto per affrontare questa situazione,” afferma. Tra le poche figure che hanno mostrato interesse per la vicenda, cita Lucia Coppola (Alleanza Verdi Sinistra), Filippo Degasperi (Onda) e il sindaco di Trento, Franco Ianeselli.

“Se entro 10 giorni non ci saranno provvedimenti concreti, sono pronto a intraprendere azioni drastiche. Non ho più nulla da perdere,” dichiara Maestri.

La questione solleva anche il tema della salvaguardia delle produzioni locali. “I formaggi a latte crudo sono simboli di qualità ed eccellenza,” conclude Urzì, “ma non possiamo ignorare i rischi per la salute. È nostro dovere agire per proteggere i consumatori senza danneggiare queste produzioni.”

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