8 Luglio 2026, mercoledì
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Migranti in Albania: il governo prepara un decreto

Dopo il rientro in Italia dei 12 migranti il cui trasferimento in Albania è stato bloccato dal Tribunale di Roma, il governo Meloni sta lavorando a un decreto legge, che sarà presentato lunedì in Consiglio dei ministri, per risolvere il caso e regolamentare meglio la questione. La vicenda ha alimentato uno scontro acceso con la magistratura e con l’opposizione. Il vicepremier Matteo Salvini ha espresso dure critiche: “Se uno di loro commettesse un reato, come uno stupro, chi paga, il magistrato che li ha fatti tornare in Italia?”, ha dichiarato, incitando la Lega a mobilitarsi contro le “toghe politicizzate”. Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha criticato i giudici per “esondare dai propri poteri”. Intanto, il Partito Democratico ha chiesto le dimissioni di Nordio, mentre Italia Viva ha deciso di denunciare la premier Giorgia Meloni alla Corte dei Conti per i costi dei centri di permanenza in Albania.

Il governo Meloni sta lavorando a un decreto legge che verrà discusso in Consiglio dei ministri per affrontare la questione migranti in Albania e per stabilire una regolamentazione più precisa sull’indicazione dei “Paesi sicuri”. Attualmente, l’elenco dei Paesi sicuri viene aggiornato annualmente attraverso un decreto ministeriale, ma il governo intende trasformarlo in norma primaria per evitare che sia subordinato alla Costituzione, alle leggi ordinarie e alla normativa europea. Questo cambio normativo si rende necessario dopo che la Corte di giustizia dell’Unione Europea ha ribadito che spetta ai giudici nazionali verificare se un Paese sicuro lo sia effettivamente. Tale pronuncia ha spinto i giudici del Tribunale di Roma a bloccare il trasferimento in Albania di 12 richiedenti asilo, ritenendo che il Paese non fosse una destinazione sicura.

Il decreto legge, oltre a rendere primaria l’indicazione dei Paesi sicuri, dovrebbe prevedere anche una revisione dei meccanismi di esame delle domande d’asilo e dei ricorsi, con l’obiettivo di mantenere operativi i centri per il rimpatrio degli irregolari, come quello già avviato in Albania. Fonti governative confermano che l’operazione Albania continuerà regolarmente, e i tempi per un nuovo trasferimento di migranti dipenderanno anche dalle condizioni del mare.

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio ha definito la sentenza del Tribunale di Roma “abnorme”, sottolineando che non spetta alla magistratura decidere quali Stati possano essere considerati sicuri. Ha inoltre avvertito che, se i giudici superano i loro poteri, spetta alla politica intervenire. Nonostante Nordio abbia negato un conflitto diretto con la magistratura, l’opposizione ha accusato il governo di voler interferire con l’indipendenza delle toghe. Il Partito Democratico ha chiesto le dimissioni di Nordio, mentre esponenti di Italia Viva e Movimento 5 Stelle hanno criticato duramente il governo per lo spreco di risorse pubbliche nei centri di permanenza. Italia Viva, in particolare, ha deciso di denunciare Giorgia Meloni alla Corte dei Conti per i costi elevati del trasferimento dei migranti in Albania, stimati a 18.000 euro per persona. Anche il Movimento 5 Stelle ha espresso preoccupazione per le spese connesse all’operazione.

Matteo Salvini ha rilanciato la questione in un’intervista al Tg1, attaccando duramente la magistratura e collegando il caso dei migranti in Albania con il processo a suo carico per il caso Open Arms. Salvini ha dichiarato: “Se uno di quei 12 migranti, tornati in Italia, dovesse commettere un crimine, chi ne sarà responsabile? Il magistrato che li ha riportati qui?”. Il leader della Lega ha poi annunciato una mobilitazione a difesa dei confini nazionali, con mozioni nei consigli comunali e gazebo in tutta Italia previsti per il 14 e 15 dicembre, in vista della sentenza del processo Open Arms del 20 dicembre.

Oltre alla questione migranti, la Lega sta facendo pressione sulla Manovra economica, criticando l’aumento della tassa sulle criptovalute proposto dal governo. Il partito di Salvini intende presentare modifiche al testo della Manovra in fase di conversione, mentre i sindacati continuano a prepararsi a un possibile sciopero generale. Maurizio Landini, leader della Cgil, ha già invitato le altre sigle sindacali a unirsi per manifestare contro le politiche economiche e sociali del governo, definendole “sbagliate”.

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