1 Dicembre 2022, giovedì
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Storia di una sigaretta: Dalle origini allo stop del pagamento elettronico


A cura di Luisa Russo
Le sigarette erano considerate un prodotto casalingo, e rappresentavano lo 0,03% della produzione di
prodotti da tabacco. Erano illegali assieme all’alcool negli Stati Uniti, ma furono legalizzate subito dopo
la fine della prima guerra mondiale; infatti alcool e sigarette erano considerati prodotti da guerra. Il loro
consumo iniziò sempre più a svilupparsi in un arco temporale bene preciso, e nell’intervallo tra le due
guerre sia in Italia che negli States si arrivò a superare il consumo di 4,6 milioni di sigarette all’anno;
circa 100 sigarette all’anno per persona. L’Italia dell’epoca fascista nel 1934 adottò il metodo britannico
per contrastarne il consumo, quindi venne vietava la vendita di prodotti da tabacco a minori di 16 anni;
pur essendo l’Africa sotto il controllo fascista a quel tempo il maggior produttore di foglie da tabacco. Ma
non si allineò mai al modello nazista, che promuoveva già a quell’epoca campagne antifumo per uno stile
di vita più salutare. Oggi i colossi che detengono il monopolio mondiale e che ne influenzano a loro volta
sia scelte commerciali, che economiche e politiche sono soprannominate le Big Six e sono:

  • La Cina National Tobacco Coporation
  • Philip Morris
  • Bat (British American Tabacco)
  • Japan Tobacco
  • Imperial Tobacco
  • Altadis.
    Attualmente il maggior stato produttore di sigarette è la Cina, che conta 2/3 milioni di operai specializzati
    nel settore. In Italia nel 2007 un pacchetto di sigarette veniva a costare circa 4 euro oggi il prezzo minimo
    è di 5 euro. L’ aumento di un euro non sembra tanto se ripartito per diversi anni, ma lo è! La decisione
    sugli aumenti del costo non tutti ben sanno che viene presa dal Ministero Della Salute, dopo accurate
    ricerche da cui ne trae statistiche su chi sono i maggiori compratori; ed ahime al primo posto con il 42,5%
    troviamo i giovani. Il Ministero stesso crede che; aumentando il costo del prodotto si disincentiva da parte
    dei giovani e non solo il desiderio di comprarle. Infatti si stima che portando il costo da 5 a 7 euro la
    percentuale giovanile calerebbe al 37%. L’Italia come nazione che attua campagne di disincentivazione
    sul fumo la si trova al quindicesimo posto di una specifica classifica. Ha perso dal 2016 ben due
    posizioni. Il primato per campagne di disincentivazione resta ancora al Regno Unito; anche perché un
    pacchetto di sigarette lo si paga circa 10 euro. Il classico negozio come tutti ben sanno, datato nel tempo è
    la tabaccheria. Come attività commerciale risale ai fini del 600, dove papa Alessandro VII da vita alla
    privativa sul tabacco. Inizialmente come attività viene accostata al mestiere del venditore di acquavite.
    Ma con l’evolversi degli anni, delle leggi la dicitura sali e tabacchi passò al nome di Rivendita diventando
    così Monopolio di Stato. Ad ogni esercizio viene assegnato un numero di riferimento, che lo collega alla
    provincia d’appartenenza. L’acquisto fino a pochi anni fa dei pacchetti di sigarette era esclusivamente in
    contati, ma con l’avvento dell’uso di carte di credito, conti carta e prepagate per un controllo sul giro che
    possono compiere i soldi è stato poi possibile acquistarle anche con carta. Le rivendite allora si sono
    dovute attenere alle nuove leggi e regole munendosi a loro volta di pagamenti tramite POS, o similari per
    acquisto non solo di sigarette ma di tutti quelli che possono essere prodotti e valori bollati statali. Quindi
    chi ancora era solito usare il vecchio metodo dei contanti si è dovuto come si suol ben dire adattare alla
    tecnologia. Ma dal 24 ottobre i tabaccai, o chi in possesso di patentino logistico sono esentati da accettare
    il pagamento di sigarette e bolli statali con carta tirando così un sospiro di sollievo. Questa è un’iniziativa
    portata avanti da diversi anni da chi gestisce tabacchi e bar tabacchi. L’Associazione Federtabaccai è
    soddisfatta della battaglia portata a termine con una vittoria. A confermare ciò è stato il direttore delle
    agenzie delle dogane e dei Monopoli Marcello Minenna. E a spiegarne i motivi è stato lo stesso presidente
    dell’Associazione Federtabaccai Mario Antonelli che ha rilasciato in merito tale dichiarazione
    “ Data la marginalità di tali prodotti e servizi, mal si conciliano i costi della transazione della moneta
    elettronica”. Quindi in conclusione i rivenditori non saranno più obbligati, ovviamente tutto ciò a
    discrezione personale al pagamento con con carta. E che dire allora! Ben tornate care vecchie e buone
    abitudini, che sono un po’ come la moda fanno un giro forse immenso ma ritornano sempre.
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