16 Ottobre 2021, sabato
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Intervista al Prof. Avv. Francesco Petrillo: la verità giuridica sul processo a Gesù di Nazareth

A cura di Ionela Polinciuc

Ho raggiunto telefonicamente il professore e avvocato cassazionista Francesco Petrillo, titolare della cattedra di filosofia del diritto presso l’Università del Molise per cercare di capire meglio il lavoro da lui pubblicato, dopo anni di ricerche, intitolato: VERITÀ E VALIDITÀ TRA INTERPRETAZIONE GIURIDICA E LETTERARIA. LA QUESTIONE DEL «TITULUS CRUCIS» COME DIRITTO AL PROCESSO, tradotto in lingua spagnola e diffusosi in America Latina, che gli ha fruttato, tra l’altro, il premio letteratura allo Spoleto art festival del 2021, con menzione particolare del direttore artistico del premio, Angelo Sagnelli.

Buongiorno Prof.  Petrillo. Lei pensa che il processo di Gesù sia stato svolto correttamente?

‘’Buongiorno a lei. Dal punto di vista tecnico-giuridico – direi – che certamente è stato fuorviante. C’era da scegliere tra una procedura ebraica, su cui si è diffusamente soffermato Ernest Renan nella sua fortunatissima <<vita di Gesù>> e una procedura gius-romanistica. Le fonti ci raccontano che non fu applicata correttamente la prima, fu elisa la seconda. Pilato se ne accorse e per salvare la correttezza dell’azione di Caifa, rimandò, fuori tempo processuale, Gesù da Erode. Ma era tardi. Le fasi del processo ebraico già svolte erano da considerarsi inutiliter datae e l’eccezione d’incompetenza sollevata da Pilato tardiva. ‘’

Quindi, è stato commesso un errore macroscopico procedurale?

‘’Di più! In realtà, dal punto di vista giuridico, il processo è stato inesistente. Meglio sarebbe stato che Pilato, al di là delle questioni politiche, da giurista, non inviasse Gesù da Erode, e, glissando sulla questione politica, facesse ricorso, a quel punto, stante la nullità/inesistenza del primo processo, quello ebraico, al processo romano, dando avvio a quest’ultimo. ‘’

Il processo di Gesù, dal punto di vista della narrazione, non convince affatto nella ricostruzione giuridica. La procedura svolta giunge a conclusioni idonee per la parte politica ma non per quella giuridica. Cosa ha da dire al riguardo?

‘’Quello che dico da qualche anno – una trentina – e cioè che è una questione di metodo. Il metodo nel diritto non è un mezzo ma un fine. La giustizia che dovrebbe essere garantita da un processo è un ideale, ma la giustizia del modo in cui si procede nel processo e cioè la garanzia delle metodologie processuali è una possibilità molto concreta; la massima aspirazione per un sistema giuridico. La narrazione del processo a Gesù, a prescindere dalla giustizia universale e religiosa e dalla giustizia politica, è la narrazione di processo illegittimo, perché non ha fornito alcuna garanzia giuridica propria della scansione delle fasi procedurali.’’

Qual è stato il ragionamento giuridico?

‘’Certamente l’approccio metodologico-ermeneutico, quello che permette di garantire un giusto processo anche in assenza di leggi che lo regolino peculiarmente. L’ho scritto nel mio libro del 2005 sulla decisione giuridica. Una decisione giuridica si distingue da quella politica soltanto se s’impregna di una conoscenza e consapevolezza metodologica fondata su canoni ben precisamente riconducibili a principi di diritto universalmente riconosciuti, anche capaci di disapplicare norme insufficienti. Alla decisione politica basta l’autorità e cioè il potere riconosciuto dalla collettività. La faccia conoscitiva della medaglia è irrilevante rispetto a quella volitiva.’’

Prof. Francesco Petrillo, cosa significa fare ermeneutica giuridica e non soltanto fare interpretazione?

‘’La risposta è complessa. Non si può risolvere in poche battute. Si può dire che l’ermeneutica conduce il soggetto interpretante nell’oggetto. Soggetto e oggetto si riconoscono. In questo riconoscimento c’è molto più che comprendere qualcosa di esterno a noi. C’è un comprendersi dello spirito con la materia. Non faccio soltanto mia la cosa che volevo interpretare, sento ciò che la cosa esprime dal di dentro. Non sono più un estraneo rispetto alla cosa.’’

La procedura ricostruttiva del fatto che giustamente richiede una scelta finale, non riguarda solo la scienza giuridica ma anche la scienza artistica, religiosa, letteraria e filosofica. Lei pensa che ci sono ancora tanti eventi non raccontati in maniera corretta? Bisogna ancora andare alla ricerca della verità?

‘’La verità è sinonimo di valore effettivo. Le faccio un esempio. Un bel ritratto può avere un valore per le sensazioni che trasmette. Può avere un valore per la tecnica sublime con cui è stato realizzato. Può avere un valore perché partecipa alla narrazione storica della persona che vi è rappresentata. Queste tre forme di valori-esempio non hanno nulla a che fare con il prezzo del quadro, determinato spesso, dalla critica d’arte o da vicende di mercato. La verità non può essere il prezzo che si paga per averla, perché, condizionata da chi la compra, cambia. Il valore del quadro rimane tale, al di là del suo prezzo, così come la verità. Chi vuole comprare un quadro per il piacere di averlo in proprietà deve concentrarsi sul suo valore non sul suo prezzo. Anche chi cerca la verità dovrebbe concentrarsi su di essa a prescindere dalla sua diffusione e commercializzazione.’’

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