12 Aprile 2021, lunedì
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Amazon, sciopero nazionale dipendenti

Domani 22 marzo, per  il mondo del lavoro, non sarà un giorno come un altro, ma sarà il giorno del primo sciopero nazionale dei dipendenti Amazon, il gigante dell’e-commerce mondiale. Potenzialmente coinvolti nell’agitazione sindacale saranno circa 40.000 lavoratori che quotidianamene, si occupano di tutte le procedure relative all’evasione delle migliaia di ordini ricevuti dalla piattaforma.  Per i dipendenti diretti, gli interinali e gli autisti è arrivato, dunque,  il momento di incrociare le braccia e di far sentire la propria voce in difesa di diritti e delle tutele rispetto alle quali, spesso e volentieri, le condizioni  lavorative applicate dal  colosso statunitense mostrano scarsissima considerazione.

I motivi dello sciopero

Lo sciopero è  conseguenza diretta del brusco stop della trattativa tra sindacato e proprietà aziendale su una serie di tematiche fondamentali riguardanti il rapporto lavorativo. Oggetto di  discussione, i ritmi e i carichi di lavoro, il corretto inquadramento del personale, l’orario degli autisti. Aspetti quindi tutt’altro che secondari  per una forza lavoro chiamata ad un sovraccarico lavorativo senza precedenti, con una filiera che non solo ha continuato a funzionare regolarmente nei diversi momenti di lockdown ma anche a fronteggiare un vero e proprio picco esponenziale degli ordini raccolti. Un compito rispetto al quale la filiera nazionale ha dimostrato capacità di  sacrificio e ottima organizzazione, visto che un po’ tutti abbiamo visto recapitarci  quanto ordinato puntualmente e nei tempi previsti al momento dell’ordine,  in ognuno dei terribili momenti determinati dall’emergenza sanitaria. Sotto questo aspetto fa ancora più scalpore l’assenza di ogni  sensibilità a riconoscere qualsiasi forma d’indennità Covid per le migliaia di lavoratori che oltre al sacrificio e alle capacità, hanno rischiato il contagio in termini maggiori di qualsiasi altro lavoratore nazionale, spesso e volentieri con un orario lavorativo settimanale superiore alle 44 ore come avviene ad esempio per gli autisti. Per quest’ultima categoria addirittura si parla di una giornata lavorativa fatta di 200 consegne al giorno disciplinato da un algoritmo che obbliga a uno sforzo quasi proibitivo. La scarsa sensibilità mostrata sull’insieme delle rivendicazioni avanzate hanno così spinto le massime organizzazioni sindacali nazionali, CISL,UIL CGIL  alla proclamazione dello sciopero.

Lo scontro Amazon-Sindacati italiani tutte le particolarità.

A differenza di quanto avviene negli Stati Uniti, nel nostro paese, il colosso mondiale dell’e-commerce è chiamato a scontrarsi con una realtà sindacale ben più forte ed organizzata, oltre che con una ben più consolidata capacità del mondo sindacale nazionale ad elevarsi a principale difensore delle prerogative dei lavoratori. La lunghissima tradizione di contrattazione collettiva che ha da sempre ha caratterizzato storicamente, nel nostro paese, il rapporto normativo tra forza lavoro e proprietà aziendali rappresenta quindi  qualcosa di estraneo e sicuramente poco familiare alla dirigenza statunitense.

Vale la pena ricordare che negli Stati Uniti il potere sindacale è ben poca cosa, circoscritto fin dalle sue premesse nella stessa libertà sindacale dei lavoratori  prevista solo nei limiti del corretto funzionamento del commercio. La scarsa rilevanza che ne deriva  è ben testimoniata dalle basissime percentuali d’iscrizione ai sindacati, nella misura del ridottissimo 6% dei lavoratori nel 2018.

Quindi nel nostro paese se sarà, come si prevede, scontro il colosso di Jeff Bezos dovrà sicuramente affilare bene  le armi per portare  anche in Italia la  sostanziale insofferenza verso le forme di coalizione organizzata dei lavoratori. Laddove tale coalizione rappresenta una vera e propria minaccia  portando a un rafforzamento della forza contrattuale dei lavoratori e quindi a un pericolo sulla strada delle rivendicazioni contrattuali volte ad ottenere condizioni di lavoro migliorative rispetto a quelle in essere.

Fondamentalmente una riproposizione, in versione moderna,  del secolare conflitto di classe, con parti contrapposte alla ricerca di soluzioni che possano garantire il raggiungimento mediato degli equilibri necessari alla prosecuzione del rapporto. Una lotta in cui Amazon è ben cosciente della sua debolezza rappresentata da un modello di organizzazione del lavoro tradizionale, un modello nel quale la forza lavoro svolge la sua prestazione in maniera concentrata all’interno di spazi fisici ristretti dove è di per se più semplice raggiungere l’unità di intenti e dove incrociando tutti le braccia si manda di un sol colpo in tilt l’intera filiera aziendale.

All’agitazione prende parte in maniera solidale anche Federconsumi che in nome della “sostenibilità sociale del mercato” invita i propri soci a non effettuare acquisti per tutto il 22 marzo sulla piattaforma operando, così una sorta di boicottaggio.

Nel frattempo Amazon risponde divulgando la notizia relativa all’apertura a Bergamo di un nuovo centro di distribuzione con la previsione di impiego di ben 900 unità lavorative. Come dire una risposta mediatica, la più decisa possibile, per rispondere allo sciopero sottolineando l’attivismo di una società che continua ad investire nel nostro paese.  

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