26 Ottobre 2021, martedì
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Il toro di Wall Street e la ragazzina

A cura del direttore Luca Filipponi 

Wall Street, notte del 16 dicembre 1989. Un furgone scarica abusivamente davanti alla Borsa americana quello che di lì a poco ne diventerà il simbolo globale: un possente toro – 3,2 tonnellate – in atto di carica, in bronzo. Per l’autore a sue spese del Charging Bull, Arturo Di Modica, è giunto il momento della celebrità. Il “Toro” infatti si imporrà presto come uno dei feticci della Grande Mela. Nelle parole del suo stesso autore, un simbolo «di libertà, pace, forza, potere e amore».

La scultura voleva essere un segno di supporto e incitamento all’economia Usa all’indomani del crollo della Borsa. Di Modica, nato a Vittoria il 26 gennaio 1941 e quivi deceduto a fine febbraio 2021, dopo gli studi all’Accademia di Belle Arti di Firenze, a New York visse un pezzo importante della sua vita: dal 1973, con studio in Crosby Street a Soho. La statua fu poi collocata poco distante dall’ingresso della Borsa americana, a Bowling Green, all’inizio di Broadway. Nel 2010 Arturo Di Modica crea un nuovo toro, il Bund Bull, per Shanghai. È delle stesse dimensioni di quello statunitense ma più giovane: un omaggio alla Cina ascendente.

La simbologia del toro continua, fino al 2017, quando una “vicina di casa” del Charging Bull di New York arriva a turbare la quiete dell’artista. Risale infatti a quell’anno, nella notte fra il 7 e l’8 marzo, il collocamento di un’altra scultura in bronzo, Fearless Girl di Kirsten Visbal raffigurante una bambina ritta e indifesa davanti al toro. Una copia dell’atto creativo e spontaneo dello scultore italiano: Fearless Girl fu infatti commissionata alla Visbal dalla società State Street Global Advisors, come «messaggio di sfida al maschilismo del mondo finanziario. I cittadini di New York si divisero fra entusiasti e accusatori di “falso femminismo”, data la natura commerciale dell’opera.

Arturo Di Modica dal lato suo espresse malcontento, arrivando a chiedere la rimozione della bambina di bronzo. La definì addirittura «un insulto al mio lavoro» dato che «ne cambia il significato originario, che era di libertà, pace, forza, potere e amore». Messaggio forse non troppo pacifico, data la pretesa di dominio spaziale sul marciapiede.

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