26 Ottobre 2021, martedì
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La svolta verde del PIL

Negli ultimi anni abbiamo assistito a una crescita marcata della sensibilità verso le questioni ambientali. L’insieme delle problematiche, forse per la prima volta nella storia dell’umanità, hanno assunto una centralità inedita nelle agende politiche degli stati e nella programmazione degli enti di rilevanza mondiale.

Ormai sembra  chiara l’acquisizione ai massimi livelli di quella consapevolezza, a lungo rincorsa, che tutto quanto attiene all’ambiente merita una considerazione prioritaria e non più procrastinabile.

Il neonato ministero della transizione ecologica previsto nell’organigramma dei dicasteri dal governo Draghi  è indice che il vento ecologista è presente anche nel nostro paese e pronto a tramutarsi in iniziative concrete a sostegno dell’ambiente. Ancora prima avevamo potuto constatare quanta importanza avessero avuto le tematiche ambientali  nella lunghissima rincorsa alla Casa Bianca del democratico Joe Biden che dell’ambiente aveva fatto uno dei principi guida della lunghissima campagna elettorale. In altri termini non è più tempo di negazionismo quando si parla di ambiente, di effetto serra, di cambiamento climatico e di tutte le ulteriori urgenze che la salvaguardia del nostro pianeta impone. Anzi l’attuale contesto politico, con una presidenza degli Stati Uniti d’America fortemente orientata ad assumersi il ruolo di leadership sulle politiche ambientali,  è forse quello più congeniale all’adozione di tutto quanto è necessario perché l’ambiente possa considerarsi adeguatamente tutelato

Il nuovo PIL verde delle Nazioni Unite.

Sulla scia di questa rinnovata sensibilità ecologica si colloca la nuova iniziativa delle Nazioni Unite, in corso di definizione in questi giorni, avente ad oggetto una caratterizzazione ecologista di uno dei più importanti e tradizionali indici utilizzati per definire lo stato di salute di ogni nazione: il PIL. La svolta verde che si appresta a connotare il PIL è tutta nell’iniziativa d’includere nella sua determinazione quello che viene definito “il capitale naturale”allo scopo d’indirizzare il mondo intero verso forme di sviluppo marcatamente sostenibili. Laddove per capitale naturale s’indica l’insieme delle risorse rinnovabili e non rinnovabili come aria, acqua, terra, minerali, fauna del pianeta. Se l’operazione dovesse andare in porto, come tutto lascia supporre, a cambiare sarebbe il parametro di base sul quale procedere alla misurazione dello stato di salute delle nazioni. Non più il vecchio PIL inteso esclusivamente sulla base delle ricchezze economiche in senso stretto prodotte all’interno di ogni singolo stato, ma un’indice in grado di riflettere e di  fluttuare in relazione al parametro ambientale rappresentato dalle risorse naturali che diventerebbe una discriminante nella determinazione della ricchezza di ogni STATO.

La constatazione contenuta nel documento preparatorio delle Nazioni Unite secondo la quale “più della metà del PIL mondiale dipende dalla natura e il capitale naturale del pianeta si è impoverito del 40% in soli vent’anni”rappresenta il messaggio di fondo sul quale l’iniziativa si fonde inducendo alla chiara  consapevolezza che i vecchi modelli sviluppo economico, ormai sono da ritenere assolutamente inattuabili, nella misura in cui pur avendo quadruplicato le ricchezze del mondo hanno finito per realizzare un risultato solo apparentemente riguardevole in quanto realizzato a tutto danno delle risorse naturali.

L’inserimento del capitale naturale tra gli elementi costitutivi del PIL, con pari dignità rispetto ad ogni altro, tende proprio ad evitare che si  continui  in nome della crescita economica al processo di svilimento delle risorse naturali. Da oggi in poi, nel caso che l’introduzione in questione si realizzi compiutamente, sarà  indispensabile mantenere in equilibrio ricchezza economica e ricchezza naturale,  ponendosi preliminarmente la domanda sui costi in termine di aria che respiriamo, di estensione delle foreste, e di ogni altro asset operante nell’ecosfera, della crescita economica in senso stretto.

Sarà venerdì il giorno decisivo perché il nuovo sistema statistico arrivi allo stadio dell’approvazione finale, dopo un lavoro di continuo perfezionamento che ha coinvolto ben 500 esperti in una sorta di consultazione mondiale.


Sebbene sia ancora presto per parlare di quali saranno gli effetti di questa operazione e in che modo saranno in grado  di incidere sulla complessità del problema, traducendosi in atti concreti, vale la pena di ricordare che la battaglia per la tutela delle risorse ambientali è una battaglia che riguarda ognuno di noi e che va combattuta ogni giorno. Il segreto per vincerla è assumere la giusta consapevolezza di quanto possano essere importanti anche i più piccoli gesti della nostra quotidianità, di  quanto possano potenzialmente contribuire, se assunti nella maniera giusta, alla risoluzione del problema.  

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