4 Marzo 2021, giovedì
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Mario Draghi c’è. Ora si guarda al ‘dopo’

a cura di Ronald Abbamonte

Al via la settimana dedicata al secondo giro di consultazioni per il premier incaricato Mario Draghi. Il primo giro,  conclusosi la scorsa settimana, in linea di fatto,  si è tradotto  in una marcia trionfale di avvicinamento al nuovo esecutivo. Sembra, almeno apparentemente,  che il nome di Draghi abbia avuto l’effetto di eliminare tutta la litigiosità e tutte le contrapposizioni all’interno dello scenario politico. Così tutti hanno deciso, da sinistra a destra, da europeisti a  sovranisti, di dare il loro appoggio alla nascente creatura politica. Quindi senza ancora conoscere molto di quello che sarà il nuovo esecutivo e soprattutto di quelli che saranno i ministri incaricati e i programmi si è assistito ad una sorta di apertura di credito al buio estesa ed illimitata, non sottoposta a condizioni né a pregiudiziali.

Uniche eccezioni ed isolate  a questo  consenso plebiscitario sono nelle posizioni di Fratelli d’Italia con la Meloni intenzionata a non votare la fiducia e in una costola del Movimento cinque stelle facente capo a Di Battista.

Più morbidi i primi e più intrisi d’integralismo i secondi di cui rimane da valutare l’effettiva consistenza numerica prima di poter esprimere giudizi sulla portata del dissenso interno al movimento e la capacità di minarne la sopravvivenza unitaria.

L’effetto Draghi: muta la fiducia internazionale, i mercati volano, lo scenario politico si compatta.

All’indomani della nomina di Mario Draghi, l’onta emotiva dell’evento non ha tardato ad ingenerare una serie di reazioni positive a catena. Come spesso accade quando ci sono novità sostanziali dal punto di vista politico la prima reazione da considerare, come indicativa del gradimento, sono la reazioni dei mercati. Senza dubbio, su questo versante, una promozione a pieni voti con tutti gli indicatori finanziari in positivo nel corso della settimana dell’incarico a testimonianza che il mondo degli investitori nutre fiducia per il nuovo esecutivo che verrà, di qui a poco, a nascere considerandolo una risposta appropriata al momento e una sufficiente garanzia per investire nel nostro paese. Lo spauracchio dello Spread, che pure ha fatto in passato qualche vittima tra i governi della repubblica,  ha risposto positivamente abbassandosi alla soglia minima dei 100 punti. Promozione e plauso non solo dei mercati ma anche sul piano della politica internazionale dove Draghi, presidente del consiglio,  ha riscosso l’immediata e generalizzata  fiducia di organi e personalità varie.

Sull’ piano interno, poi, come già detto è  cambiata radicalmente la prospettiva della dialettica tra le forze politiche riunite dal nesso comune dell’appoggio e del sostegno al nuovo governo

.

Ora arriva il difficile.

In sostanza possiamo dire che siamo passati alla cassa e abbiamo ritirato tutti i bonus legati all’autorevolezza e alla spendibilità sul piano internazionale del nome del presidente incaricato.Esaurita questa fase probabilmente inizierà quella più delicata allorquando si tratterà di agire senza minare l’attuale situazione di tregua esistente tra le forze politiche. Ma prima ancora che si arrivi all’operatività va superato l’ennesimo ostacolo rappresentato dalla costituzione stessa del governo rispetto alla quale, ad oggi, è dato sapere solo attraverso indiscrezioni più o meno plausibili.

Governo tecnico o governo politico? Governo di legislatura o a tempo? Sono tra le domande che meritano, a stretto giro di tempo, risposte certe. Proprio da come si risponderà a quelle domande avremo un quadro più delineato del cosa s’intende realizzare e del come s’intende  realizzarlo e soprattutto attraverso l’apporto di chi ci s’intende avvalere per realizzarlo.

Un bel banco di prova per valutare, anche, l’effettiva consistenza di questa attuale situazione di apertura di credito generalizzata che gioca forza dovrà essere meglio testata successivamente e alla luce di futuri provvedimenti che difficilmente potranno accontentare tutti.  

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