24 Settembre 2021, venerdì
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Governo Draghi sotto esame tra ministri tecnici e politici, programma ancora da definire

Mario Draghi ha lasciato la sua casa alle porte di Città della Pieve. La vettura della scorta e un’altra auto con i vetri oscurati, quella probabilmente con a bordo il presidente del Consiglio incaricato, sono uscite dalla tenuta del centro umbro. Il presidente neo-incaricato ha trascorso in Umbria la prima notte da presidente del Consiglio incaricato nella sua casa immersa in un bosco alle porte di Città della Pieve. In mattinata Draghi ha quindi lasciato Città della Pieve diretto probabilmente a Roma dove è atteso dalle consultazioni per la formazione del nuovo governo.

Mario Draghi accetta con riserva l’incarico di formare il nuovo governo che gli ha conferito il presidente della Repubblica Mattarella. Lotta al virus, vaccinazioni, rilancio dell’Italia sono le sfide indicate dal presidente incaricato, che ha visto i presidenti delle Camere e ha avuto poi un lungo incontro con Conte a Palazzo Chigi. Giuseppe Conte non sarebbe disponibile a fare il ministro nel nuovo governo guidato da Mario Draghi.

Nel giorno in cui l’ex governatore di Bankitalia è salito al Colle non c’è ancora una agenda definita. Probabile che Draghi comincerà a vedere i partiti nel pomeriggio di giovedì, dopo più di 24 ore dall’aver ricevuto l’incarico: tempo che viene definito fondamentale per far decantare la situazione. Nonostante Mattarella abbia fatto “un appello a tutte le forze politiche presenti in Parlamento perché conferiscano la fiducia” al “governo di alto profilo”, Draghi dovrà passare dalle forche caudine di un Parlamento animato dai veti. Fatta eccezione per Matteo Renzi, che ha provocato questa crisi e pensava a un governo tecnico sin dal principio, e il Pd, che ha risposto con “senso di responsabilità” all’appello del Colle, nessuno dei grandi partiti ha ancora sciolto la riserva. Persino Forza Italia, sulla carta uno dei primi sponsor di Draghi, aspetta di capire le politiche che il presidente incaricato intende seguire sulla giustizia, eterno spauracchio di Silvio Berlusconi pure ora che ha superato gli 84. Lega e Movimento 5 stelle, i gruppi maggiori in Parlamento, per il momento non mostrano le loro carte. Matteo Salvini pronuncia la parola “elezioni” molto meno spesso rispetto al passato, senza mai chiudere la porta all’ex numero uno della Bce. Anzi si mostra disponibile ad un progetto “se c’è una squadra all’altezza e un progetto chiaro.”

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