25 Luglio 2021, domenica
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Laschet leader della Cdu, ma la successione a Merkel è ancora in bilico

 Armin Laschet è stato incoronato leader della Cdu dopo aver vinto al ballottaggio contro Friedrich Merz nel secondo giorno del congresso, sabato 16 gennaio. Il principale partito tedesco ha operato una scelta di continuità sia nella strategia politica interna sia in quella europea ed internazionale. Governatore del Nord Reno-Vestfalia, Laschet è un politico navigato con un’esperienza al Parlamento europeo e come ministro federale (è stato titolare del dicastero dell’Integrazione). In questa corsa per la leadership della Cdu ha fatto coppia con Jens Spahn, attuale ministro della Salute, il quale è stato nominato tra i vicepresidenti del partito.

Analizzando la linea che Laschet potrebbe avere rispetto alle grandi questioni europee e internazionali si può immaginare una sostanziale prosecuzione dell’impostazione data da Angela Merkel, di cui Laschet viene descritto come il continuatore più fedele. Laschet conosce infatti le istituzioni europee e, a livello di visione, si pone all’interno di un solco euro-atlantico molto tradizionale.In particolare, Laschet si è pronunciato a favore di un maggiore protagonismo della Germania sulla scena europea e per una maggiore assertività di Berlino sui temi economici e finanziari. Lo ha rimarcato, in particolare, in occasione dei negoziati sulla Brexit.

Al di là della congiuntura politica vi sono però alcune debolezze strutturali che caratterizzano la figura di Laschet. La prima riguarda il rapporto con l’ala più conservatrice della Cdu: Friedrich Merz è stato sconfitto, ma è innegabile che i risultati – 52% a 48% – hanno confermato l’esistenza e il peso di una corrente che è in netto disaccordo con la linea del partito definita da Merkel e di cui Laschet è il continuatore. La seconda debolezza si chiama Baviera: il peso del partito fratello della Cdu, la cristiano-sociale Csu, che è sempre stato determinante per gli orientamenti più generali, si sta rilevando sempre più decisivo al punto che, da più parti, si ipotizza una “alternativa bavarese” anche per il cancellierato.

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