25 Luglio 2021, domenica
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Nave italiana bloccata in Cina da mesi: Mba Giovanni dimenticata, la pandemia solo una scusa

a cura di Maria Parente

LA VICENDA-La liberazione dei pescatori di Mazara , avvenuta il 17 dicembre dopo 108 giorni di attesa, porta alla ribalta della cronaca la questione annosa della Mba Giovanni, bulk carrier costruita nel 2010 della società Michele Bottiglieri Armatore, ferma da fine giugno in Cina con a bordo sei marittimi italiani e 13 filippini, mentre sulla Antonella Lembo, nave di proprietà della Fertilia Spa, ferma da fine luglio, ci sono sette italiani e sedici filippini, qualcuno imbarcato da dieci mesi, ma che potrebbe dover aspettare altri due mesi per toccare terra.

PERCHE’ LE NAVI SONO STATE BLOCCATE?-Ufficialmente fanno parte del cospicuo numero di navi cargo che in tutto il mondo non riescono a sbarcare per via delle norme anti Covid. La realtà, nel porto di Huanghua, è invece differente ed anche più complicata. La Mba Giovanni e la Antonella Lembo serbano un carico preziosissimo: carbone metallurgico australiano. Non è nemmeno possibile per la nave dirigersi altrove, Sud Corea, Hong Kong o Filippine ad esempio, perché il ricevitore ha già pagato la merce e quindi non consente alla MBA Giovanni di allontanarsi dalle acqua territoriali cinesi. Se lo scorso anno l’Australia ha esportato in Cina oltre 14 miliardi di dollari di carbone, quest’anno la guerra diplomatica tra i due paesi ha portato a un blocco de facto da parte di Pechino di molti asset australiani, tra cui il carbone. La pandemia c’entra poco e tutto ha a che fare con il boicottaggio commerciale che la Cina usa per scopi diplomatici.

L’APPELLO-Il comandante della Mba Giovanni, originario di Monte di Procida, è sulla tolda di comando da un anno, alcuni marittimi sono al lavoro addirittura da 14 mesi. La nave infatti non può allontanarsi, visto che il cliente finale ha già pagato la merce, e resta quindi ‘intrappolata’ nel golfo di Bohai. Medesima situazione riguarda la Antonella Lembo. La Cina ha regole ferree per la gestione dell’emergenza pandemica e quindi non permette l’avvicendamento degli equipaggi nei suoi porti per evitare possibili casi di contagio. 

NAPOLI E LIVORNO:APPELLO ALLE ISTITUZIONI-Più recentemente i sindaci delle due città italiane da cui proviene parte dell’equipaggio, Livorno e Napoli, hanno provato a far sentire la loro voce. Dall’amministrazione labronica hanno comunicato che “è scaturita la volontà di realizzare un documento comune per sostenere i marittimi e chiedere un impegno puntuale delle autorità competenti (ministero degli Esteri e Capitaneria di porto) affinché si possa trovare una soluzione in tempi brevi”.

DE MAIO SILENTE-Da queste dichiarazioni giunte ad inizio dicembre non si è più saputo nulla. E la grande assente, a questo punto, è la diplomazia italiana e quindi il Ministero degli Affari Esteri, retto pro tempore da Luigi Di Maio. Sul tema, non compare una parola: potrebbe essere una strategia, oppure un sintomo di come la vicenda non abbia fatto breccia dalle parti di Roma, che con Pechino ha intessuto negli ultimi anni un rapporto in qualche modo privilegiato dopo la firma di accordi e contratti relativi alla ‘Via della Seta’.

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