Liberi e infelici, il triste epilogo della nuova generazione

|a cura di Maria Parente

Il concetto di libertà elaborato negli anni duemila si fa portavoce di conquiste inenarrabili , assurde, inconcepibili. Si parla di progresso scientifico, di evoluzione tecnologica, di abbattimento delle barriere, di una comunità meno cinica e pragmatica, una realtà ragionevole, inclusiva, globalizzante: uomini e donne, famiglie, intere generazioni travolti nel vortice infernale dell’illecito, della perversione, della perdizione. La nuova generazione , stando ai fatti raccontati dalla cronaca, è foriera di esperienze tossiche che intaccano l’equilibrio psico-fisico di chiunque si presterebbe al gioco, alla prova di emozioni nuove, diverse ogni volta e sempre più pericolose. Gli adolescenti, in Italia ma così nel mondo, sono iperattivi, si annoiano facilmente, cercando nuovi stimoli in qualsiasi cosa possa provocare in loro sentimenti estasianti, che sappiano riportarli in vita ogni volta dai momenti di oppressione e solitudine da cui ahimè sono spesso accompagnati.

Adolescenti ma non solo, un po’ noi tutti siamo schiavi dei vizi, del lusso, pervasi da prepotenza e ambizione: nel 2020 non è più necessario studiare o spaccarsi la schiena per arrivare al successo, chiunque con un pizzico di insana furbizia può rivendicare ruoli o posizioni che diversamente, se la società fosse più rigida, non occuperebbero mai. Un tempo, ad esempio, per guadagnare fama e soldi bisogna inventarsene cento e non senza sacrifici si otteneva lo scopo ambito; oggi invece è quasi sufficiente iscriversi ad un social, attribuirsi un titolo e “scovare” qualcuno che accenda i riflettori sul nuovo personaggio. Ma non è questo il punto su cui intendo soffermarmi quanto il lercio che prospera nella società: ragazzi allo sbando, giovanissimi, in preda alle esperienze più devastanti quasi per assurdo con il consenso dei genitori. Ai figli non si danno più regole, liberi di uscire di casa e di rientrare quando (e se) ne hanno il piacere, la casa è considerata un albergo, ci si reca solo per pranzare e dormire. Divertimento full-time, senza ambire ad un lavoro serio, vivono come eterni Peter Pan, senza voler minimamente accettare il peso delle responsabilità con l’età che, inevitabilmente, avanza. Gli stessi genitori trattati con disprezzo, abbandonati alla loro quotidianità per inseguire e dare sfogo ai loro istinti, impegnati nella ricerca del malvagio, per costruirsi l’identità in circoli viziosi e di elevata pericolosità sociale.

Tornando al tempo cui ho dato cenno sopra, i genitori impostavano una relazione con i propri figli, un dialogo incessante fatto di discorsi ma anche di sguardi, gesti, allo scopo di istruire persone idonee alla vita: i soldi devono essere guadagnati lavorando, il successo si raggiunge con l’impegno, la fama si ottiene solo se hai le qualità per emergere. Padri e madri si prodigavano nell’insegnamento alla distinzione tra bene e male: l’eccessivo consumo di alcool e l’uso di stupefacenti che negli ultimi vent’anni ha conosciuto una rapida espansione, non dovrebbero essere considerati opportunità di vita, un salto di qualità che altrimenti non sarebbe possibile senza, gli adolescenti sono allo sbaraglio, non hanno punti di riferimento, le palestre sono considerate luoghi di incontro e scambio , spesso di sostanze proibite, macchiando l’immagine immacolata che caratterizza lo sport. Dunque i figli, un tempo, erano indirizzati ad una libertà “condizionata” ma sana: era concesso il divertimento ma nelle giuste dosi e con limiti delineati che se non altro servivano per salvaguardare l’integrità morale dei giovani, uomini e donne del futuro. Un tempo gli adolescenti erano più responsabili, meno inclini alla perversione, a fare attenzione ad uso e consumo delle droghe e soprattutto non era così facile reperirle come attualmente, anche solo tramite qualche click, droghe di ogni entità a prezzi accessibili. Senza tener conto che le ragazze, donne, mamme quando vestivano lo facevano con pudore tenendo conto del compagno, marito o dei figli oggi invece non è più necessario: da 15 a 60 anni le donne sono omologate nell’abbigliamento e nei modi di vivere; televisione e social ci insegnano questo, tutto si può fare, non c’è nulla di male , anche contro la disapprovazione di chi le sta accanto. Le minorenni di oggi, poco più che adolescenti, vivono da donne adulte: si trasformano con qualche filtro in un prodotto da vetrina in attesa di essere scelta da qualcuno e “soddisfatta” con regali e qualche spiccio. E le donne adulte, con marito e figli a seguito, vivono da adolescenti: selfie e foto che le ritraggono ragazzine, complice un aspetto piacente, che inibisce le loro menti al ruolo della vita reale sedotte dal mondo patinato dei social, mamma e casalinghe che si trasformano in cantanti, modelle, ballerine: ce ne per tutti, bisogna solo sfogliare sapientemente i profili dei prodotti disponibili.

L’omosessualità, un tempo probabilmente, non era molto bene accetta ma si educava comunque a vivere il proprio amore con decenza e dignità, con decoro, senza spavalderia senza poter consentire che qualche misero potesse prendersi gioco dei sentimenti. Una maggiore abnegazione dell’amore omo, meno diritti e tutele, ed il rispetto esuberante di quei sentimenti per tenerlo lontano da cattiverie e maldicenze. Oggi, invece, dilaga l’omofobia: praticare e predicare l’appartenenza a questo orientamento sessuale rende le persone vulnerabili e vittime al tempo stesso di violenze inaudite, non conformi, e ingiustificabili.

Un altro aspetto che merita di essere valutato oggi, a differenza di un tempo, è l’ attitudine in rapida ascesa nel cambio di sesso: la chirurgia low cost , il guadagno facile, rende tutto facilmente realizzabile. Uomini che si sentono donne cambiano sesso per prostituirsi: non più una necessità, che sarebbe anche giustificata, ma una squallida perversione che contribuisce a deviare le menti di persone sensibili, in preda a considerevoli stati confusionari, che finiscono per essere travolti da scenari di vita irreprensibili e privi di qualsiasi fede.

Una “riflessione specchio” di ciò che stiamo vivendo che osservata dall’esterno, fidatevi, rabbrividisce. Dal giovane Willy Monteiro alla napoletana Maria Paola Gaglione, da “Villa Inferno” nella città di Bologna allo squallore della vita per le strade di paesi e città: non vi pare che questa libertà “incondizionata” ci stia sottoponendo ad un prezzo troppo caro da pagare?

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