Coronavirus e stato d’emergenza, cosa prevede la proroga

Tecnici e ministeri lo davano per scontato da tempo e, ieri, il premier Giuseppe Conte lo ha di fatto confermato: lo stato di emergenza dichiarato dal governo il 31 gennaio scorso non scadrà il 31 luglio ma verrà prorogato con ogni probabilità fino al 31 dicembre. La decisione, che sarà presa in Consiglio dei ministri, ha scatenato le proteste delle opposizioni. A partire dal leader della Lega Matteo Salvini, che già ieri commentava: “Con tutte le attenzioni possibili, la libertà non si cancella per decreto”. Anche Giorgia Meloni (Fdi) si è espressa contro quello che definisce “uno strumento del quale il governo dispone per fare un po’ quello che vuole, accelerando dei passaggi che altrimenti avrebbero bisogno di maggiori contrappesi”.

Stato d’emergenza, cosa prevede-I malumori su questa misura, in particolare all’opposizione, derivano dai poteri straordinari che essa attribuisce al governo e in particolare al premier, mettendo in secondo piano il ruolo del Parlamento. Un esempio sono i Dpcm (decreti del presidente del Consiglio dei ministri), che non hanno bisogno di essere votati per entrare in vigore e sono stati largamente utilizzati in questi mesi.

Il decreto legislativo n.1 del 2 gennaio 2018 (Codice della Protezione civile) dispone,e all’articolo 7 lettera c, che gli eventi emergenziali di protezione civile sono “emergenze di rilievo nazionale connesse con eventi calamitosi di origine naturale o derivanti dall’attività dell’uomo che in ragione della loro intensità o estensione debbono, con immediatezza d’intervento, essere fronteggiate con mezzi e poteri straordinari da impiegare durante limitati e predefiniti periodi di tempo.

Poteri speciali-Lo stato d’emergenza attribuisce ‘poteri straordinari’ o ‘speciali’ al governo e alla Protezione civile. Per l’attuazione degli interventi si provvede in deroga a ogni disposizione vigente e nel rispetto dei principi generali dell’ordinamento giuridico. Insomma, lo stato di emergenza permette al premier di utilizzare lo strumento dei Dpcm, per esempio per chiudere scuole, istituire zone rosse (come quella di Codogno) o imporre restrizioni alla libertà di movimento (come è stato in tutta Italia), come si è visto nei mesi del lockdown, restringendo il più possibile i tempi e saltando, però, l’esame del Parlamento

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