Cina, approvata la legge sulla sicurezza nazionale per Hong Kong

 “…impedire, fermare e punire ogni atto o attività che metta in pericolo la sicurezza nazionale, come separatismo, sovversione del potere dello Stato, terrorismo (…) o attività di forze straniere che interferiscono negli affari di Hong Kong”: questo in sostanza quanto contenuto dalla legge sulla sicurezza nazionale per l’ex colonia britannica. La risoluzione è stata approvata con 2.878 voti favorevoli, uno contrario e sei astenuti. Si tratta di un plebiscito frequente all’interno del Parlamento cinese, la cui funzione si riduce spesso a vidimare le decisioni della leadership comunista. Ma è comunque un messaggio di forza da parte di Pechino nei confronti della protesta di Hong Kong, della comunità internazionale e degli Stati Uniti.

Secondo Pechino si tratta di un passo necessario per riportare l’ordine in città, dopo le proteste contro il governo e contro la Cina che l’hanno infiammata per mesi. Secondo il campo democratico di Hong Kong e molti osservatori internazionali si tratta invece di un colpo di mano che rischia di cancellare l’autonomia garantita alla città dopo il suo ritorno alla Cina, sancita dalla formula “un Paese, due sistemi”.

Diversi funzionari cinesi hanno assicurato che l’applicazione della legge rispetterà i diritti fondamentali garantiti a Hong Kong, ma il timore di molti cittadini, considerata l’interpretazione totalizzante che il concetto di “sicurezza nazionale” ha in Cina, è che venga utilizzata arbitrariamente come strumento politico, per decapitare i vertici del campo democratico e per scoraggiare ogni espressione di dissenso. Secondo alcune indiscrezioni la pena massima prevista sarebbe il carcere a vita.

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