6 Ottobre 2026, martedì
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La solita melodia diplomatica italiana: parole di sostegno, azioni ancora in standby.

Tajani e il “sostegno totale” alla mediazione Usa-Egitto-Qatar: tra formule di rito e speranze a tempo determinato

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani torna a far sentire la sua voce – quella istituzionale, ovviamente – nel teatro internazionale di Gaza, dispensando una serie di affermazioni che, come ormai da copione, suonano tanto di impegno concreto quanto di formula ben oliata da conferenza stampa. Dopo aver chiacchierato al telefono con i colleghi di Canada (presidenza G7), Qatar ed Egitto, Tajani ha ribadito «l’impegno totale» dell’Italia affinché le operazioni militari cessino quanto prima.

Il ministro non ha perso l’occasione di ribadire il sostegno alla mediazione a tre punte Usa-Egitto-Qatar, giudicata «essenziale», promettendo che Roma farà il possibile – e anche l’impossibile, se serve – all’interno del G7 e dell’Unione Europea per supportarla. Non fosse altro per non rischiare di perdere il treno del “cessate il fuoco di 60 giorni”, definito da Tajani «un passaggio decisivo che non può essere mancato».

D’altronde, fermare gli attacchi contro i civili palestinesi, liberare gli ostaggi israeliani, consolidare la tregua e riaprire la Striscia agli aiuti umanitari sono obiettivi che suonano così ovvi da sembrare quasi slogan pubblicitari, perfetti per una dichiarazione dal tono rassicurante e senza particolari conseguenze operative immediate.

In definitiva, l’Italia si mostra ancora una volta pronta a fare la sua parte nella grande partita diplomatica, con Tajani in veste di portavoce impeccabile di un copione già visto: belle parole, qualche promessa di sostegno e la speranza che la pace – magari, a tempo determinato – arrivi davvero. Resta solo da vedere se, questa volta, sotto la superficie del rituale, qualcosa cambierà davvero.

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